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Windows Live Spaces di claudioPellegrino per sempre! |
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June 12 Amore x 3!
Carissimi, dopo la Pentecoste, in cui abbiamo celebrato nell’Agorà dei giovani l’effusione dello Spirito Santo, abbiamo da una quindicina di giorni iniziato il Tempo Ordinario, quello in cui, per capirsi, il sacerdote si veste di verde. La Liturgia della Chiesa ci fa celebrare tre Solennità. Proviamo a capirle un po’, per viverle. Infatti, la catechesi attinge e porta alla Liturgia, che non dev’essere una cosa a sé, ma integrata nell’annuncio e nella testimonianza. Abbiamo celebrato la Solennità della Santissima Trinità. Un animatore mi ha detto una bella immagine che tenta di spiegare la Trinità: il trifoglio, una pianta sola con tre foglie. Verità fondamentale della nostra Fede, e Fede Cattolica, è un po’ tralasciata … tanto è un Mistero! Eppure incominciamo le preghiere e, sarebbe bene tutte le azioni, Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. 1 = 3 Sì, qui sì! Corpus Domini: ah sì, la Domenica della Processione! Beh, non è tanto importante e si taglia, no? Il Corpus Domini, ovvero come si dice ufficialmente “II Domenica dopo Pentecoste – SS. Corpo e Sangue di Cristo”, è una Solennità che ci rimanda all’Ultima Cena, infatti un tempo veniva celebrata di giovedì e si faceva anche vacanza da scuola e lavoro. Non stiamo qui a dire come si è sviluppata nella storia del Corpus Domini. Giovanni Paolo II nella sua ultima Lettera Enciclica Ecclesia de Eucharistia del 2003 ha tracciato quasi un “testamento spirituale”, per dare alla Chiesa intera una riflessione sull’Eucaristia nel suo rapporto con la Chiesa. È la contemplazione e lo stupore che pervade GP2 facendogli affermare dell’Eucaristia: “Qui c’è il tesoro della Chiesa, il cuore del mondo, il pegno del traguardo a cui ciascun uomo, anche inconsapevolmente, anela. … Se i nostri sensi falliscono, ma la sola fede, radicata nella parola di Cristo a noi consegnata dagli Apostoli, ci basta”. Nel giorno del Corpus Domini si fa la Processione con Gesù Sacramentato! Errato: è Gesù che ci fa muovere dalla chiesa, che si fa portare in giro nelle nostre città! Non guardiamo il Santissimo Sacramento: è Lui che ci guarda, che ci trasforma, che benedice i nostri paesi, oratori, attività umane e politiche. Sacro Cuore di Gesù: la festa delle vecchiette, quella del Primo Venerdì del mese, di statue di Gesù operato, che fa vedere il cuore, no? Ma processioni e statue operate interessano o no i giovani? È un retaggio vecchio, da vecchiette! Noi giovani siamo cresciuti nel post-Concilio Vaticano II! Che ci frega del Primo Venerdì del mese? Bello approfondire la storia della devozione. È l’Amore di Gesù che si adora come l’Eucaristia. Allora il Corpus Domini e il Sacro Cuore sono intimamente collegati: è essere preparati con il distacco dal peccato, è celebrare, amare, adorare, cuore a cuore, l’Eucaristia. In fondo, l’Eucaristia non è il tesoro e il dono d’Amore con cui Gesù è venuto ad abitare stabilmente in mezzo a noi? Non possiamo/non dobbiamo fare a meno dell’Eucaristia. Eucaristia e Sacerdozio cattolico sono uniti, perché uno non può far a meno dell’Altra. Finché vivrà un prete ci sarà Gesù Eucaristia sulla terra. È bello e confortante pensare questo. Quest’anno il Santo Padre Benedetto XVI ha voluto arricchire la Solennità del Sacro Cuore con l’inizio dell’Anno Sacerdotale nel 150esimo di morte del Santo Curato d’Ars. L’Anno Sacerdotale non sarà un anno “riservato ai sacerdoti”, ma a tutta la Chiesa; in ogni sua componente, essa sarà chiamata a riscoprire la grandezza del dono che il Signore ha voluto lasciarle con il Ministero Sacerdotale. Il Cuore di Cristo, ferito e sanguinante, come il cuore di pastore di San Giovanni Maria Vianney, testimoniano con travolgente forza quale sia l’origine della missione della Chiesa: l’Amore!
May 13 Maris Stella... ora pro nobis!
Stando sulla spiaggia di sera, guardando l’orizzonte prego il Santo Rosario nel mese di Maggio. Mi vengono in mente le parole di San Bernardo, ricordate dal Santo Padre nel Messaggio per la GMG 2009. Invocava la Maris Stella, la Stella del mare, “Respice stellam, voca Mariam”, “Guarda alla stella, invoca Maria”. Chissà quante volte ci siamo trovati davanti al mare e non abbiamo correlato il mare con Maria, il mare dei nostri bubù, dei nostri problemi, delle nostre gioie e dei nostri desideri. Davvero è singolare che in tutti i luoghi, dalle piccole cappelle o piloni sulla sommità delle nostre vette o guardando il mare, si ricorda e si invoca Maria! Il mese di maggio è tradizionalmente dedicato Maria di Nazareth, una donna, Madre di Gesù. Per elencarvi tutto il calendario, la Madonna viene ricordata l’8 maggio supplica alla Madonna del Rosario di Pompei, proprio il 13 maggio, e quest’anno 92° anniversario delle apparizioni a Fatima, oltre che anniversario dell’attentato al Servo di Dio Giovanni Paolo II, il 24 maggio festa di Maria Ausiliatrice, la Madonna di don Bosco, il 31 maggio festa della Visitazione di Maria… per non contare le tante madonne che si pregano e festeggiano nel mese di maggio. Poi anche in questa domenica c’è anche la festa laica della mamma. Insomma: viene ricordata la donna madre, e Madre di Dio! Oh Madonna di tutte le madonne! Viene evidenziata la vocazione anche della donna nella Chiesa, anche dal Papa recentemente. Penso a tante catechiste, animatrici, suore, donne che prestano qualunque servizio fino a ramazzare la chiesa: a volta purtroppo diventano “donne in carriera”, molto scostanti svolgendo questi servizi. La comunità cristiana invece propone alle donne di essere madri, anche madri spirituali, marie, imitando Maria in tutto, nell’Eccomi dell’Annunciazione, nel silenzio e nella preghiera, ma anche nel servizio a Elisabetta, nell’attenzione agli sposi a Cana, nell’unione delle sofferenze di tutti alla Croce del Suo Figlio. Davvero uno scoop pazzesco. Nelle nostre parrocchie, nei nostri oratori, nelle nostre associazioni e movimenti ci deve essere una new entry: è “Maria”, la Stella del mare, Luce ai naviganti, Madonna della Neve e delle Vette, Madonna delle Grazie a San Maurizio, della Val Pellice, della Val Noce, della Val Chisone e Germanasca, della Pianura… ora pro nobis!
May 06 Pellegrinaggio ad limina Pauli
Pellegrinaggio ad limina Pauli Pompei – Ischia – Roma
30 aprile partenza da Torino, con 80 pellegrini sul nostro bus + 20 giovani di Orbassano uniti nel pellegrinaggio = 100 cuori! Ci scoppia un pneumatico del bus provando un pericolo reale. Sistemata il tutto, partiamo alla volta del Santuario di POMPEI, dove giungiamo alle 18.00, dopo momenti di intensa preghiera e di preparazione all’inizio del pellegrinaggio con la Santa Messa nella Cappella del Beato Bartolo Longo, fondatore del Santuario. Visita del Santuario e Supplica alla Madonna di Pompei. Sistemazione, cena e pernottamento presso l’Istituto Salesiano San Michele a Castellammare di Stabia. 1 maggio Partenza per il porto di Pozzuoli dove ci imbarchiamo per l’isola d’Ischia. Qui celebriamo la Santa Messa sulla spiaggia, in ricordo del Vangelo di Giovanni cap. 21. Tutta la giornata è libera. Ci imbarchiamo alle 17 per Napoli. Cena presso i Salesiani a Castellammare e passeggiata serale nel centro e lungomare. 2 maggio Partenza per gli scavi di Pompei e visita alla città che era sepolta dell’eruzione del Vesuvio. Fine mattinata: partenza per Roma. Arriviamo sulla via Appia Antica, tra le Catacombe di San Sebastiano e la tomba di Cecilia Metella. Qui incontriamo Giuseppe Di Stefano, seminarista di Messina, che ci fa una meditazione su San Paolo e il luogo dove ci troviamo. Poi ci spostiamo in centro, alla Basilica Patriarcale di Santa Maria Maggiore. Facciamo la passeggiata dall’Esquilino, passando per il Viminale fino al Quirinale, scendendo alla Fontana di Trevi. Da di fronte a Palazzo Grazioli – Palazzo Chigi riprendiamo il bus. Siamo ospitati all’Opera Don Guanella in via della Bufalotta, dove facciamo cena, Santa Messa e pernottamento. 3 maggio Partenza per l’Abbazia delle Tre Fontane, luogo del Martirio di San Paolo. Processione di avvicinamento alla chiesa e Santa Messa. Andiamo a rinnovare la professione di fede sulla Tomba dell’Apostolo Paolo, sita nella Basilica Patriarcale di San Paolo fuori le Mura, rinnoviamo la fede e il ricordo della Cresima. Poi partiamo per arrivare a Torino circa alle 23.30.
April 26 Testimoni colorati
Su un quotidiano a tiratura nazionale, riportando i risultati di un’inchiesta svolta nel Triveneto, titolava a quattro colonne “Quando Dio è in minoranza”. Secondo questa inchiesta “svanisce tra i giovani l’immagine del Dio cristiano, vacilla il dogma che Cristo sia figlio di Dio, aumenta la distanza dalla Chiesa-istituzione… Dio, dunque, è in minoranza, il Dio delle cosiddette «radici cristiane». Il Dio annunciato ogni domenica a Messa, proclamato a Battesimi, Comunioni, nozze e funerali, insegnato per tredici anni nell’ora di religione…”. Cala il numero dei cristiani in Europa. Mi fa riflettere non poco l’affermazione di un cardinale secondo cui è molto meglio un piccolo gregge di credenti che una massa di appartenenti. Abbiamo il compito non facile di essere un pizzico di lievito, un seme fecondo, capace di fermentare lentamente e pazientemente il terreno del mondo e della storia. Gesù ha scelto noi, poveri, inadeguati, per essere testimoni della sua Risurrezione. La testimonianza è trasmissione del messaggio cristiano, attraverso l’esempio, parole e opere. Possiamo dire – affermando con Santa Bernardetta Soubirous – che noi non siamo incaricati di farvelo credere ma di dirvelo. Ricordiamoci che il cristianesimo sbiadito che tante volte traspare dalla nostra vita non può lasciare indifferenti coloro che incontriamo. Diamo un po’ di colore al nostro essere cristiani! Altrimenti si è magari animatori, magari impegnati negli oratori, magari buonini. E poi? Quando ci chiedono “Perché lo fai? Perché vai in Chiesa e in oratorio?” facciamo come i concorrenti di Jerry Scotti: cascano sempre quando fa domande di religione. L’inchiesta di cui si parlava si conclude in un modo amaro: “Evidentemente i giovani rappresentano davvero un mondo sé. Chiusi in un circuito proprio. In stand by”. No: i più giovani non vivono in un mondo diverso dal nostro. Chiunque vive e opera con i giovani vive anche l’attesa di speranza, l’ottimismo, la voglia di fare, di sbattersi, di volontariato e di servizio vero anche in luoghi non soliti per i giovani ad esempio in missione, o i vari “Cottolengo”, le varie “Stazione Termini” con i senza fissa dimora, molto silenziosamente in carcere, e in questi giorni anche nei paesi terremotati dell’Abruzzo. E non appaiono mai alla televisione. Davvero i nostri giovani non sono in stand by! Davvero sono testimoni colorati di Cristo! Davvero “dove c’è l’inverno scoppierà la primavera”.
March 28 ABC della croce!
Vorrei precisare che ogni post nasce dalla vita, dal contatto con situazione concrete, storie e persone... e questo è un post un po’ impegnativo e lungo. In questi giorni molti hanno ironizzato facendo passare il Papa e la Chiesa per pazzi, mettendo sulle labbra del Papa parole da lui mai pronunciate, ovvero che avrebbe detto che "il preservativo non serve per la lotta contro l'AIDS". Il Papa non ha affermato questo. Perché stravolgere le cose? Nell’intervista a cui si fa riferimento stravolgendo il discorso, il Papa indica la vera soluzione, con due modalità: un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro; una vera amicizia anche e soprattutto per le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, ad essere con i sofferenti. A questo punto emerge la vera cultura che già da tempo si sta tentando di introdurre in Europa. L’esercizio caotico e capriccioso in tutte le salse della sessualità (direi meglio della genitalità, perché la sessualità è qualcosa di più sublime), e contemporaneamente la pretesa di evitare malattie assumendo il preservativo. La dottrina cattolica, sostenuta dal buon senso e dalla concezione personalistica, invece la pensa esattamente al contrario. Per debellare completamente l’AIDS l’unica soluzione è ritornare ad una vita sessuale vissuta razionalmente e non caoticamente. Purtroppo la codificazione ufficiale della concezione materialistica è stata attuata nella tristemente famosa Conferenza del Cairo del 1994 nella quale sono stati del tutto difesi e legittimati i cosiddetti diritti sessuali. Il messaggio emerso è il seguente: tu hai il diritto di vivere la tua sessualità come ti pare; nessuno te lo deve impedire perché è un tuo diritto. Quindi spazio libero ad ogni capriccio. La maturità non consiste nell’equilibrio delle facoltà ma nella capacità di evitare da una parte gravidanze indesiderate e dall’altra parte malattie come l’AIDS. Da quel momento il mondo è stato invaso di preservativi, anche distribuiti gratis anche nelle nostre scuole. Con tanta gioia delle lobby farmaceutiche ed industrie che possono fare soldi a palate e dei benpensanti i quali ormai si sentono autorizzati a dare spazio a qualsiasi tipo di comportamento e guai a chi obietta: si dice che sono bacchettoni e vanno contro un loro sacrosanto diritto. A questo punto sorge un’ovvia domanda: dato che il mondo è stato inondato di preservativi e se è vero che sono la vera panacea ai mali, l’AIDS dovrebbe essere stato debellato da tempo. Come mai invece è in crescita? Vuol dire che qualche cosa non ha funzionato. E’ proprio questo che Benedetto XVI ha voluto chiarire. L’unico vero rimedio è il ritorno a una umanizzazione della sessualità. Questo non è solo il pensiero di un Papa, ma corrisponde al magistero secolare della Chiesa. Inoltre non è necessario essere cattolici per capire questo elementare principio. Ci sono operatori sanitari, attivisti delle ONG, pensatori, gente comune, ma specialmente medici seri di qualunque credo religioso che sono dello stesso parere. Il medico Filippo Ciancia, che da anni lavora in Uganda, ci informa in un’intervista su Avvenire che “Il governo ugandese ha laicamente lanciato con successo la strategia dell’ABC” e spiega: “Alle persone viene consigliata l’astensione dai rapporti (Abstinence), la fedeltà al partner (Being faithful) e – in casi molto particolari e solo per certe, limitate categorie di persone – l’uso corretto del profilattico (Condom use)”. Ha ragione il Papa: “Siamo di fronte a una tragedia che non può essere vinta solo con i soldi”. I cristiani sono da sempre sulla Croce, ma se c’è Gesù sulla Croce siamo in buona compagnia! Se il posto di Gesù è lasciato libero, anche i cristiani non sono al loro posto!
March 20 Tariffa agevolata per il cielo!
Continuando a leggere il Messaggio del Santo Padre per la XXIV Giornata Mondiale della Gioventù, che si celebrerà a livello diocesano la prossima Domenica delle Palme, B16 stesso ci presenta come compagno di cammino dei giovani Saulo-Paolo, un giovane come tanti, di venti o venticinque anni. La via di Damasco è la scena del suo incontro con Gesù, come è raccontato nel capitolo 9 degli Atti degli Apostoli. Su questa via immaginaria di tante strade del mondo intero, Saulo fu trasformato dall’Amore incontrato nella persona di Gesù. La speranza si è fatta carne e sangue in Gesù Cristo! Il “Non abbiate paura” del Servo di Dio Giovanni Paolo II è qui richiamato Santo Padre Benedetto XVI. Per noi, ad esempio, prendere una decisione importante per il futuro, cambiare città, chiudere una storia, rendersi indipendenti, sono situazioni in cui ci si può sentire smarriti, impauriti. Ancor più quando non sono con te le persone che ti hanno sempre sostenuto. Il Papa ci ricorda che anche in questi momenti non siamo soli e che non c’è nulla da temere. Ci indica una speranza che può darci la forza di crescere e di compiere le scelte giuste. L’annuncio è il Vangelo si sempre, ma il Messaggio per la prossima GMG mostra quanto siano attuali le parole di Gesù nella società di oggi, provata dalla crisi economica e dalla precarietà di lavoro, dove non è facile neppure identificare i “cattivi maestri”. Come Paolo, così Gesù vuole incontrare ciascuno di noi giovani! Il Papa offre una “mini-catechesi sulla preghiera ai giovani”, per familiarizzare con il Signore, da soli e insieme agli altri fratelli. Pregare è avere una tariffa agevolata per telefonare in cielo! Non si paga niente e il frutto è il dono dello Spirito Santo. Certamente il punto di partenza è quel “nutrirsi di Cristo”: il regalarsi con fedeltà degli spazi di ascolto e di meditazione della Parola di Dio oltre che i Sacramenti, ci permette di conoscere sempre di più il Suo Volto. Il Papa, come GP2, manda i giovani per essere testimoni della “grande speranza”, il Risorto, e invita a fare scelte che manifestino la fede, scelte operative e liberanti al servizio del bene comune e della verità, con gioia e con tanta pace interiore. Mentre scrivo nella mia nuova casa guardo la distesa del mare. A Maria, invocata sotto il titolo di “Stella del mare”, il Santo Padre Benedetto XVI affida le speranze dei giovani perché cerchino e trovino la “grande speranza”, Gesù Cristo Risorto. Queste sono le parole di San Bernardo che l’atteggiamento e la speranza di tutti i giovani: “Tu che nell’instabilità continua della vita presente, ti accorgi di essere sballottato tra le tempeste più che camminare sulla terra, tieni ben fisso lo sguardo al fulgore di questa stella, se non vuoi essere spazzato via dagli uragani. Se insorgono i venti delle tentazioni e ti incagli tra gli scogli delle tribolazioni, guarda alla stella, invoca Maria... Nei pericoli, nelle angustie, nelle perplessità, pensa a Maria, invoca Maria... Seguendo i suoi esempi non ti smarrirai; invocandola non perderai la speranza; pensando a lei non cadrai nell’errore. Appoggiato a lei non scivolerai; sotto la sua protezione non avrai paura di niente; con la sua guida non ti stancherai; con la sua protezione giungerai a destinazione” (Omelie in lode della Vergine Madre, 2,17). La preghiera a Maria è una via facile, breve, perfetta, sicura per raggiungere il Signore. Anche per noi, l’intercessione diventa impegno di fedeltà per tutti per telefonare in cielo: respice stellam, voca Mariam (guarda alla stella, invoca Maria). (Conclusione).
March 16 Giovani testimoni
Come l’hanno definito i media di tutto il mondo, Benedetto XVI è il “Papa teologo”… come se un Papa potesse fare a meno della teologia per fare il suo mestiere! Ebbene, il Papa teologo, in quello che pronuncia o scrive è molto semplice, immediato, che possano capirlo tutti. Questo è il frutto di una grande intelligenza collegata al “modo di accendere il cervello”, cioè al modo di far sentire a casa i bambini, giovani, adulti, preti e vescovi, fino ai diplomatici, con il loro proprio linguaggio. E così facendo avvicina molto le persone. Soprattutto in quelli che sono qualificati come “Messaggi” scritti penso che B16 è attento a far questo! Mercoledì 4 marzo è stato reso noto dalla Sala Stampa Vaticana il Messaggio del Santo Padre per la XXIV Giornata Mondiale della Gioventù: tre pagine che vi invito a leggere prima di Pasqua. Ogni GMG ha un tema, tratto dalla Parola di Dio, ma bisogna leggere il Messaggio per capire il perché di quel versetto. “Cari amici”: incominciano così le parole di B16. Il Papa si rivolge ai giovani chiamandoli amici: sì, il Pietro d’oggi ci considera suoi amici, molto familiarmente. Dopo aver ringraziato il Signore per la GMG vissuta a Sydney nell’estate scorsa, programma il percorso formativo comune fino al 2010. Poi le singole Conferenze Episcopali avranno il modo e l’opportunità di svolgere i temi com’era stato prima di Sydney. È singolare che l’icona biblica per il 2010 sia il giovane ricco come è avvenuto nella Lettera Apostolica Dilecti amici di Giovanni Paolo II per l’anno internazionale della gioventù del 1985 che ha dato il via alle GMG. Ancora la speranza è il messaggio del Messaggio per il 2009. Sì, ancora speranza! Dopo aver dedicato una Lettera Enciclica alla speranza (Spe salvi), ce la fa leggere ora, a poco a poco, in sintesi e in pillole, collegandola ai fatti di Sydney. La questione della speranza è al centro della nostra vita di esseri umani. La giovinezza in particolare è tempo di speranza, perché guarda al futuro con l’aspettativa di riuscire in tutto. Affiorano domande di fondo, domande importanti. Dall’altra parte, questi interrogativi diventano pressanti per i giovani quando ci si deve misurare con ostacoli e difficoltà che sembrano difficili da risolvere. Il Papa domanda: dove attingere e come tener viva nel cuore la fiamma della speranza? L’oblio di Dio, vivere come se non esistesse: ecco la causa del nostro smarrimento. E poi cita i comportamenti a rischio di cui tanti giovani sono vittime. Aiuto: B16 va in depressione! Invece si chiede con coraggio come annunciare o ri-annunciare la speranza a questi giovani. Insomma, B16 vuole trovare una soluzione: giovani evangelizzatori dei giovani, giovani testimoni che annuncino ai giovani il vero volto di Dio Amore! (1° parte).
March 05 Armagheddon... e il senso del belloTempo di vivificazione, questa Quaresima: così come Gesù, inoltrandosi nel deserto, ha scelto quale Messia essere, così anche noi, in questi quaranta giorni, siamo invitati a chiederci quali persone siamo diventate e come vogliamo vivere. Permettiamo alla nostra anima di raggiungerci, fermandoci un poco, permettiamo al nostro dentro di riappropriarsi della nostra vita. Attraverso la preghiera quotidiana, il digiuno, l'attenzione ai poveri, possiamo – sul serio – preparare la nostra conversione alla gioia, preparaci alla Pasqua di resurrezione.
Sorrido sempre, leggendo dell’“alto monte” riportato da Marco; sono rimasto un po' deluso salendo al Tabor, graziosa collina battuta dal vento che domina la pianura di Armagheddon. Eppure in quel luogo straordinario (ancora oggi!), di una bellezza selvaggia, che possiede una forza misteriosa, Gesù ha voluto portare i suoi a vedere il suo vero volto. Nella solitudine e nella preghiera, Dio si è mostrato in tutta la sua seducente bellezza, perché soprattutto nell'interiorità Dio svela il suo volto. Ed è stato stupore, gioia, ebbrezza: Gesù che parla con Mosè ed Elia (la Legge e i Profeti) a confermare la sua messianicità, la nube, ricordo della nube primordiale che aleggiava sulle acque della creazione, il timore che prende Pietro e gli altri, perché di fronte alla maestosità di Dio la nostra arroganza e saccenza svaniscono. Infine, l'affermazione ingenua e divertente di Pietro: “è bello per noi restare qui, Maestro”. Era bello restare sul Tabor, alla sera precedente di uno schabat del mese di agosto scorso: qui c’era vento dello Spirito, il vento leggero di Elia.
Abbiamo urgente, assoluto bisogno di recuperare il senso del bello nella nostra vita. La bellezza risulta essere una straordinaria forza che ci attira verso Dio, che in sé è armonia, pienezza, verità. Quante volte mi viene da dire, a chi mi chiede della fede: è bello credere. È bello e svela in me e negli altri l’intima e nascosta bellezza che lega le persone, gli avvenimenti, le emozioni.
Quanti uomini e donne, nella storia, si sono avvicinati alla fede perché attratti dalla bellezza del Cristo, dalla sua ineguagliata umanità, dalla sua profonda tenerezza, dalla sua stupefacente maturità. Sì: è bello essere qui, Signore, è bello essere tuoi discepoli.
Non avete mai avuto il fiato mozzato dalla percezione di una diga che, dentro il vostro cuore, stava allagando la vostra vita? Quella sera in montagna, nel silenzio assordante della natura, quel viaggio in quel monastero, la veglia di preghiera che vi ha preso particolarmente, un pellegrinaggio... esiste per tutti il Tabor: il momento in cui, per un attimo, facciamo l'assoluta esperienza di Dio, l'esperienza dell'Assoluto di Dio.
Certo: il rischio è quello di restare chiusi nell'emozione, di legarsi troppo alla percezione senza aprirsi alle conseguenze di vita di questo incontro. Così gli apostoli, scesi dal Tabor, dovranno salire su un’altra collina: il Golgota. Lì la loro fede sarà macinata, seminata, purificata con il fuoco del martirio. Senza coinvolgimento, senza reale bellezza, senza entusiasmo, è difficile essere credenti, è difficile restare cristiani. Davvero il Tabor è la collina di San Maurizio! Ora tocca a noi!
February 22 Cafanao-Pinerolo: stessa lunghezza d'onda!
La Scrittura crea vertigini tramandando delle imprese che riescono solo a Dio, perché avverte che l'uomo - staccatosi e staNcatosi di contemplare il suo Volto - allontanandosi si smarrisce nelle fessure della storia. E' l'immagine del vangelo: la storia di un paralitico che, calato dal tetto da mani amiche, viene rimesso in piedi e se ne torna a casa con la barella tra le mani. L’ennesima persona che Cristo rialza. Anche oggi si chiedono miracoli, si cercano i miracoli, si arriva a inventare miracoli. E ci si lamenta per il silenzio di Dio. Forse servirebbero occhi puliti e anime pure per intercettarli oggi. Il cieco che scruta il cielo, lo zoppo che cammina, la fanciulla risvegliata sono storie raccolte nella Palestina del tempo di Gesù riportate nel vangelo. Oggi come sempre Cristo è all'opera, noncurante delle accuse, dentro l’uomo. E lì, cercando di restaurare la bellezza originaria, firma splendidi capolavori: storie di conversioni inaspettate, di bellezze ritrovate, di strappi ricuciti, di inferni divenuti paradiso. Nei bar di paese o nelle piazze di città ci si indigna e si fanno proclami xenofobi e razzisti nel cuore al vedere di cos'è capace l'uomo, soprattutto giovane e straniero: due caratteristiche che a volte rendono l’uomo debole e fragile. E allora l’uomo si macchia di stupri e violenze, barbarie e rapine, insulti e sberleffi. Ci si arrabbia volentieri con Dio perché non interviene, magari con un decreto legislativo d'espulsione dalla civiltà terrena. In realtà Cristo, silenzioso nella sua discrezione, è all'opera da tempo per accordare il cuore umano. Basterebbe frequentare e perdersi tra le strade dei vangeli per imparare l’arte segreta di leggere e curare che Cristo adotta: è dal cuore che parte tutto. E fuori dalla finestra di casa sembrano proprio i tempi di Gesù quando ad un cuore disordinato corrispondeva una storia brutta da vedere, stonata, non appassionante. La fotografia è molto più semplice, così semplice che pure i bambini la comprenderebbero: è l'aver voluto allontanarsi dal Volto di Cristo, sospettando che quell'Uomo ci volesse privare della felicità, quella vera che ogni uomo d'allora va cercando. Lontani da quel Volto luminoso, il cuore ha iniziato a perdere il suo ordine, gli affetti sono andati smarrendo la loro musicalità, le emozioni sono divenute dei macigni da gestire. A Cafarnao scoperchiarono il tetto. Oggi ci si vergogna di un segno di croce. Giovani cristiani di Pinerolo: aprite la vostra casa dal tetto! Anche la polvere si vede! Buone pulizie di Pasqua a tutti in questa Quaresima che si apre!
January 30 Dai contatti all'amicizia by B16
Noi tutti siamo una generazione cresciuta con cellulare in tasca e computer, oltre che al lavoro in quasi tutti i casi, anche in camera. Siamo quelli che riescono a messaggiare mentre svolgono attività di gruppo, o siamo in riunione, sulle spiagge o sulle più alte vette. In chiesa mettiamo ai nostri cellulari il silenziatore, perché “…non si sa mai, se mi dovessero cercare!”. La nostra prima grande comunità non è tanto quella parrocchiale ma la community della messaggistica istantanea, dove ognuno sceglie il suo veicolo preferito: msn, yahoo messenger, facebook, hi5, netlog, skype, blog e myspaces o sms gratuiti sul cellulare per restare in contatto con gli amici. Ed è proprio questa la parola magica, «amici», la stessa sottolineata dal Santo Padre nel suo Messaggio per la 43ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Afferma Benedetto XVI che questi strumenti vengono usati «per comunicare con i propri amici, per incontrarne di nuovi… per condividere le proprie idee e opinioni». Il tema per quest’anno è molto affascinante: “Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia”. Penso che il Papa e qualche suo stretto collaboratore non solo “usino” internet per “lavoro”, ma siano presenti davvero, tanto da poter fare una riflessione molto bella e vera sull’amicizia sul web. Noi tutti abbiamo dei contatti. I nostri “contatti” (peggior vocabolo non potevano inventarlo) sono migliaia e ci troviamo a soluzionare questa somma: Io sono un tuo contatto + tu sei un mio contatto = siamo amici! …più o meno! Il contatto, la conoscenza, l’amicizia sono cose diverse. Già, anche internet non è solo sede privilegiata e fondamentale dei contatti, è anche uno strumento per la conoscenza delle persone, ma perfino di più: è anche, ma non solo, spunto per l’amicizia con le persone soprattutto giovani ma non solo. E la riflessione che B16 fa sull’amicizia è molto bella! Benedetto XVI, Papa teologo, nella parte conclusiva di questo Messaggio si rivolge ai giovani “per esortarli a portare nel mondo digitale la testimonianza della loro fede.” Come ci esorta il Papa, dobbiamo sentirci impegnati ad introdurre nella cultura di questo nuovo ambiente i valori su cui poggia la vostra vita! Come nei primi tempi della Chiesa l'evangelizzazione andava inculturata in un popolo greco e pagano, così ora l'annuncio di Cristo nel mondo delle nuove tecnologie suppone una loro approfondita conoscenza per un conseguente adeguato utilizzo. “A voi, giovani, che quasi spontaneamente vi trovate in sintonia con questi nuovi mezzi di comunicazione, spetta in particolare il compito della evangelizzazione di questo "continente digitale". Sappiate farvi carico con entusiasmo dell’annuncio del Vangelo ai vostri coetanei! Voi conoscete le loro paure e le loro speranze, i loro entusiasmi e le loro delusioni: il dono più prezioso che ad essi potete fare è di condividere con loro la "buona novella" di un Dio che s’è fatto uomo, ha patito, è morto ed è risorto per salvare l’umanità. Il cuore umano anela ad un mondo in cui regni l’amore, dove i doni siano condivisi, dove si edifichi l’unità, dove la libertà trovi il proprio significato nella verità e dove l’identità di ciascuno sia realizzata in una comunione rispettosa. A queste attese la fede può dare risposta: siatene gli araldi!”. Allora: dai contatti all’amicizia! È una sfida anche per noi!
January 21 Chi ha tempo non aspetti tempo!
“Ancora 40 giorni…”, “Il tempo si è fatto breve”, “Il tempo è compiuto…”: siamo ancora ai primi giorni dell’anno civile, ma è utile riflettere sul tema del tempo che scorre in modo inesorabile. Già, viviamo in una società in cui il primo comandamento è quello di non perdere tempo, di agire in fretta. Avremmo tanto bisogno di re-impossesarci del nostro tempo, di gustare il silenzio, di ritrovare la capacità di dialogo e ascolto. Mai come in questo periodo storico, l’uomo ha perso la percezione autentica del tempo, che è sostanza della vita. Infatti, o si brucia il tempo nel fare, nell’agire, nella distrazione oppure lo si sente come un peso, e così si legge sempre più spesso nelle cronache che aumentano i suicidi, sia tra i giovani che … i giovani da più tempo! Bisogna spendere il tempo fedelmente, lealmente, amministrando i talenti che abbiamo ricevuto con responsabilità. Impariamo a vivere in pienezza il tempo che Dio ci dona. Cosa vuol dire in pienezza? La Parola del Signore ci fornisce lo spunto per una risposta. “C’è un tempo per nascere e un tempo per morire… Per ogni cosa c’è il suo momento” (Qo 3,1). Sì, prendiamoci il tempo per agire, per animare i nostri oratori e parrocchie, e il tempo per riflettere, per pregare, per deciderci a farci guidare dal Signore attraverso una guida spirituale, per avere una vita alta spiritualmente; il tempo per lavorare o studiare seriamente, e per coltivare interessi creativi, interessi che sono normali: una cena fra amici, un film interessante o divertente, nuoto/palestra/correre, passeggiare in montagna, staccando dai nostri impegni…; per vivere i giorni feriali e riposarci in quelli festivi; per vivere con gli altri, e per vivere con noi stessi. Non possiamo essere incollati alla sedia della nostra birreria preferita, parlando sempre delle solite cose, come tutti i sabati sera, ma non farci svegliare dal tempo che passa! Basta vacanze! Perché il tempo è di Dio! Coraggio: Dio ha tempo per noi!
January 05 Lezione di latino: "sidera" = desiderio o stella?
Epifania: tutte le feste porta via! Si dice così, con il buon carico di panettoni, di pandori, di agnolotti e di auguri. Tutto è finito, finalmente spegniamo le lucine e ritiriamo accuratamente i presepi, babbi natale e befane e quant’altro nello scatolone “Addobbi di Natale”. Ma, per noi cristiani, Natale è solo un addobbo? In molti casi, sì! E per noi, per me, per te? Siamo spenti come le luci dell’albero? È necessario sognare per non lasciare che i fatti di questo mondo, soprattutto gli avvenimenti di questi giorni nella Terra di Gesù, ci rendano tristi. Seguire una stella è come “desiderare” che qualcosa si realizzi. Ho scoperto anche che la parola desiderare significa all'origine “seguire una stella”. Sidera, in latino, è stella. Quali sono i miei desideri? Quali sono i tuoi desideri? Quelli più nascosti, che solo di tanto in tanto emergono, forse sono i più veri. Guardando ai magi, il loro “desiderio” era quello di verificare il messaggio della stella. Forse è questo quello che ci manca: sappiamo talmente tutto, che non ci viene neanche la voglia di seguire la stella... di desiderare qualcosa di realizzabile. In fondo, Gesù va desiderato, seguito, cercato...e adorato. Con Benedetto XVI abbiamo scoperto che adorare significa un po' “mangiare di baci” qualcuno. Se tu adori la tua ragazza... te la mangeresti di baci, vero? Idem per le ragazze che adorano il proprio boyfriend.
Non stancarti mai di desiderare Dio, caro fratello o sorella giovane della Chiesa di Pinerolo: chi cerca trova! Ma nella fede, dopo aver “trovato”, devi cambiare strada, sei invitato a tornare a casa per un'altra via, una migliore. La vita con Gesù ti cambia! Non perdi nulla a cambiare strada: evitiamo l'Erode che vuol farti fuori! Buon cammino seguendo la stella della Vita!
December 23 Non temere, Maria!Natale del Signore 2008 - Capodanno 2009
"Non temere, Maria, perchè hai trovato grazia presso Dio.
Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù."
(Lc 1,31)
"Abbiamo visto una stella! Io, per grazia, l'ho veduta, e ho voluto indicarla anche a te.
In realtà essa già brilla nel cielo del tuo cuore.
E siccome le stelle al mattino si spengono per fare spazio al sole,
anche quella stella, che è la Madonna, si spegnerà.
Ma sarai arrivato alla meta, là dove sei atteso.
E qualunque possa essere il buio che ti stringe, ti sarà data la luce del Natale" (dLR)
December 15 La Parola e le parole: Buona Novena!
“Parole, parole, parole, parole soltanto parole, parole tra noi”: nel 1972, un secolo fa, Mina lanciava la sua celebre canzone sostenendo che in una coppia si pronunciano troppe parole inutili. Nel 1997, venticinque anni dopo, il gruppo “Jalisse” proponeva un ritornello: “fiumi di parole, fiumi di parole tra noi, prima o poi ci portano via”. Infine nel 2004 una canzone di Daniele Silvestri: “parole su parole su milioni di parole, come cellule si scontrano si moltiplicano”. Quale messaggio? Una consapevolezza: che le “parole”, quando sono troppe e rumorose, si scontrano e si moltiplicano, ci sommergono e ci stordiscono, togliendoci la capacità di cogliere la realtà. Siamo talmente abituati all’ascolto di parole vuote che, quando entriamo in casa, passeggiando o sui mezzi pubblici, riempiamo il silenzio con i nostri hipod, lettori MP3, radio, TV, facebook, messenger… Essere sommersi da parole scritte, dette, urlate, cantate lenisce la nostra solitudine. Ma quando le parole sono così tante e onnipresenti viene meno il silenzio, e senza il silenzio non c’è neppure ascolto, e senza ascolto “l’altro” diventa insignificante nella mia vita. Ecco perché Cristo è “La Parola del Padre”! Il “Logos”, il “Verbum”! Non le tante parole, ma l’unica Parola che scaturisce dall’eternità e che dona vita e significato all’esistenza trasformando il silenzio, da solitudine a dolce compagnia della presenza del Padre. L’attesa della Parola che si fece carne e sangue, che è propria del tempo di Avvento, è fatta di silenzio e di veglia, perché per sentire l’arrivo dell’Atteso, abbiamo bisogno di un cuore silenzioso e attento. Avvento: tempo in cui il silenzio, la veglia e l’attesa esercitano il nostro cuore a percepire “La Parola” del Padre che si rivela. In questi giorni di novena del Natale, viviamo il silenzio per far spazio alla Parola, perché la nostra vita possa diventare Parola di Dio per gli uomini d’oggi.
December 03 Mani Sicure e Mani Pulite
A volte s’avverte tutto l’impeto di una Parola che dilaga nello scorrere frenetico della storia. Seppur in sordina - distante da botti, champagne e panettoni – abbiamo salutato un anno consumatosi, per aprire le finestre della storia su un anno vergine, nuovo, liturgico. Ce ne siamo accorti? Questo è lo spazio accordatoci a “tasso zero” da Dio per ri-alzare lo sguardo a Lui. Eppure, sulla soglia, domina l’eco di una parola di un profeta. Addentrandosi nella riflessione di Isaia, le immagini colpiscono dove le parole non arrivano: sono forti, crude, acerbe, forzute e possenti. Sono immagini che parlano di contaminazione, di stoffa lercia, di fogliame avvizzito e spostato dal vento, quasi un sonno del pensiero, del desiderio, dell’azione, fino a rinfacciare a Dio, Vasaio per scelta, d’essersi allontanato dalla sua creta. Ai tempi di Isaia s’era appena tornati dall’esilio: occorreva rimettersi in piedi, ringiovanirsi, ritrovare speranze e aneliti perduti. Eppure qualcuno oggi si guarderà attorno, quasi a condividere sull’umana confusione dell’oggi: gli attacchi all’Hotel Taj Mahal, gli “Olindo e Rosa”, le misure contro la crisi, i morti sulle strade, la schiavitù, le sbronze, la noia, la disoccupazione, l’indifferenza, la povertà, il terrorismo, le minacce, l’insicurezza. È un Dio che, apparentemente distratto, sembra trastullarsi nell’Eterno, come ai tempi di Isaia, fino a velarci il suo Volto. Eppure a Dio non è oscuro il sangue terrorista dell’India, quello martire di Mosul, quello bellico dell’Iraq, quello assassino di Erba. Nemmeno la sfida della Spagna senza crocifissi, l’indifferenza festosa degli autobus di Londra, la noia scomposta e cercata dell’uomo indaffarato. C’è scritto ovunque “Dio ti vede”: negli autogrill e nei cassoni diroccati, nei guardarail e negli zaini degli studenti, nei sedili dell’autobus e nei piloni della luce. Eppure sembra che oggi Dio dica: “Non ti vedo”. Facciamo fatica ad intravedere i nostri lineamenti, le tracce di luce, il frammento di bellezza della creazione. Siamo creta. Ma vorremmo essere vasi, senza essere lavorati dal vasaio, però. Siamo strani sotto il cielo. Direbbe Isaia: “Signore, non adirarti troppo. Tu sei nostro Padre. Noi siamo argilla e tu Colui che ci da forma”. Rimane una speranza: nonostante tutto, scopriamo un Avvento nuovo, l’invito ad una Speranza, l’Attesa di un Bambino: cioè dell’innocenza, del candore, della limpidezza. È l’ennesima volta per ritornare ad essere creta, fatta funzionare da Mani Sicure e Mani Pulite, come le mani di Maria Immacolata.
December 01 Avvento 2008Avvento 2008
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Siamo invitati a riflettere sulla dimensione del tempo, che esercita sempre su di noi un grande fascino. Sull’esempio di quanto amava fare Gesù, desidererei tuttavia partire da una constatazione molto concreta: tutti diciamo che "ci manca il tempo", perché il ritmo della vita quotidiana è diventato per tutti frenetico. Anche a tale riguardo la Chiesa ha una "buona notizia" da portare: Dio ci dona il suo tempo. Noi abbiamo sempre poco tempo; specialmente per il Signore non sappiamo o, talvolta, non vogliamo trovarlo. Ebbene, Dio ha tempo per noi! ... Sì: Dio ci dona il suo tempo, perché è entrato nella storia con la sua parola e le sue opere di salvezza, per aprirla all’eterno, per farla diventare storia di alleanza. In questa prospettiva, il tempo è già in se stesso un segno fondamentale dell’amore di Dio: un dono che l’uomo, come ogni altra cosa, è in grado di valorizzare o, al contrario, di sciupare; di cogliere nel suo significato, o di trascurare con ottusa superficialità. ... Icona dell’Avvento è la Vergine Maria, la Madre di Gesù. InvochiamoLa perché aiuti anche noi a diventare un prolungamento di umanità per il Signore che viene. (dall'Angelus di Benedetto XVI di domenica 30 novembre 2008) BUON AVVENTO NEL SIGNORE! November 20 Il Diritto strumento di morte
Per iniziare a riflettere. Ci sarà modo nei prossimi giorni di approfondire la valenza propriamente giuridica della sentenza della Cassazione sul "caso Eluana". Avremo modo di verificare se l’agonia cui Eluana appare ormai irrimediabilmente condannata sarà paragonabile a quella, atroce per la sua lunghezza, di Terry Schiavo. Per ora limitiamoci a richiamare le obiettive ricadute biogiuridiche e soprattutto bioetiche di questa sentenza. Ribadisco: bioetiche e non teologiche, non dogmatiche, non spirituali, non religiose. Non perché queste ricadute non ci siano (anzi, sono le più importanti), ma perché prima di approdare al piano della teologia e della spiritualità abbiamo il dovere, come cittadini di una società laica e pluralista, di soffermarci e di ragionare sul piano della ragione umana, quel piano che tutti ci accomuna, credenti e non credenti, quel piano che i magistrati di Cassazione hanno obiettivamente offeso. Leggiamoci la sentenza della Corte. In poche parole, i magistrati hanno avallato l’eutanasia, senza avere il coraggio di chiamarla con il suo nome. Non è vero che il caso Eluana sia riconducibile al legittimo rifiuto di un trattamento sanitario: alimentare un malato non è sottoporlo a un trattamento, ma “prendersi cura di lui”, in una forma simbolica ben più alta di quella stessa della medicina. Il solo fatto che esista l’opinione diffusa, anche tra autorevoli medici e scienziati, secondo cui alimentare e idratare un malato in stato vegetativo è una forma di sostegno vitale e non una terapia in senso stretto, avrebbe dovuto indurre tutti (e i giudici di Cassazione in primo luogo) ad adottare un criterio interpretativo restrittivo e non estensivo dell’articolo 32, 2° comma, della Costituzione, che riconosce al paziente il diritto di rifiutare trattamenti sanitari coercitivi, ma non gli dà il diritto di disporre della propria vita. E ancora. Confermando che al padre di Eluana va riconosciuto il potere di ordinare la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione della figlia, la Cassazione ha alterato irrimediabilmente la figura del tutore, cioè di colui cui il diritto affida il compito di tutelare soggetti fragili, deboli, incapaci, inabilitati, interdetti, alla condizione però di agire sempre e comunque nel loro esclusivo interesse. Condannandola a morire, il tutore non solo sottrae a Eluana il bene della vita, ma soffoca ogni sia pur minima speranza di poter fuoriuscire da uno stato, come quello vegetativo, che non a caso la scienza definisce “permanente”, non “irreversibile”. Del fatto che, con la sua decisione, la Cassazione ha contribuito a offuscare il concetto, già in sé estremamente complesso, di accanimento terapeutico, inducendo l’opinione pubblica a ritenere ciò che non è, cioè che l’assistenza prestata a Eluana, per consentirle di sopravvivere, fosse futile, sproporzionata, indebitamente invasiva, caratterizzata dall’uso di tecnologie sofisticate. Non è così che si rende omaggio alla verità. Ma forse l’esito più devastante di questa sentenza sarà quello simbolico: essa avallerà l’opinione secondo la quale la sospensione dell’alimentazione sarebbe giustificata dal fatto che, in quanto preda di uno stato vegetativo persistente, Eluana avrebbe perso la propria dignità. È un messaggio devastante, oltre che colpevolmente umiliante per i tanti altri malati in stato vegetativo (e per le loro famiglie). Nessuna malattia, nemmeno la più grave, può erodere la dignità dell’uomo, né sospendere i suoi diritti fondamentali o incrinare il suo diritto alla vita. Che il signor Englaro, e con lui i magistrati che hanno avallato le sue richieste, abbiano perso questa consapevolezza, prima che suscitare critiche o sdegno, suscita un profondo dolore. (www.parrocchiauniversitaria.it)
November 11 Il sole di novembre
In mezzo al mese di novembre, di solito è nebbioso e freddo, quest’anno ha una nuova capacità di “sole”! Non parlo di previsioni del tempo! Roba da vecchi! Parlo del sole che domenica faranno splendere i giovani di tutta la Diocesi, accompagnati dai loro animatori più grandi, al ritiro spirituale a Monte Oliveto-Pine! Luca, il giovane animatore che era a occupare la scuola, dice: “Quanta poesia oggi, Claudio! Non sei, come le altre volte, un po’ yogurt! Ma la poesia e il teatro non fanno la realtà! Tanto ci andranno i soliti quattro sfigati che non impegnano la domenica se non con ritiri, preghiere, esercizi, catechismo, feste di oratorio, ecc. ecc… Ma la vita di tutti i giovani è un’altra cosa!”. Eppure, i nostri ragazzi e giovani sono degli sfigati? Sono diventato “amico” di molti di voi su facebook. Questo mezzo di comunicazione è stato creato dal 2004 per mantenere i contatti tra gli studenti delle università e licei di tutto il mondo. Adesso è diventata una rete sociale, rete nella rete, che abbraccia trasversalmente tutti gli utenti del web. Ebbene, gli utenti di facebook hanno creato dei gruppi spontanei, cui s’invitano gli “amici”. Quanti sono i gruppi a sfondo religioso, ma questo è solito sul web. Molti sono anche quelli blasfemi, ma anche questo è solito. Non mi sono mai imbattuto invece così tanto con dei gruppi “spirituali”, nel senso che, i componenti hanno fame e sete della Parola di Dio, di momenti di preghiera, di Altro! Abbiamo bisogno di Dio! Non si è mai vista una fame di spiritualità e di Dio come oggi! I giovani Lo vanno a cercare anche su internet! E questo è solo un esempio. Ritornando a domenica: possibile che i giovani nella Diocesi di Pinerolo vadano a cercare solo sul web le realtà spirituali? Possibile che, quando gli viene servito un ritiro, con meditazione adatta a loro, con tempo di silenzio e di adorazione, con amicizia e fraternità, con la ripresa nei laboratori e con la Santa Messa, non faranno splendere il sole spirituale per tutta la Chiesa che è in Pine? Se dai giovani non verrà il sole, prepariamoci a un lungo inverno anche per la nostra Chiesa!
November 05 chiesa o Chiesa?
Quest’anno il 9 di novembre cade di domenica. In questo giorno, la liturgia romana e i cattolici di tutto il mondo celebrano la festa della Dedicazione della Basilica di San Giovanni in Laterano, la Cattedrale di Roma, che non è san Pietro, come quasi tutti pensano. È un segno che ci permette di riflettere sul senso del “tempio” all’interno della Chiesa, sul ruolo fondamentale della Chiesa Madre di Roma e sul nostro essere “Chiesa”. Il cristianesimo porta alle estreme conseguenze: nessun tempio umano può contenere la presenza di Dio, non esistono luoghi “sacri” perché tutto appartiene al Creatore. Gesù, vero tempio di Dio, consacra, rende sacro ogni uomo, ogni luogo, ogni tempo. Incarnandosi, diventando uomo, Gesù annulla la divisione fra sacro e profano, restituisce armonia, ricostruisce l’unione che era all’origine della Creazione. “Voi siete il tempio di Dio” (1Cor 3,16); “Voi siete corpo di Cristo” (1Cor 12,27): è la comunità dei credenti a “fare” il tempio, è l’assemblea dei cercatori di Dio a rendere presente il Signore. Siamo pietre vive, concittadini dei santi, costruiti sul fondamento che sono gli apostoli e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Signore (cfr Ef 2,20). “C” maiuscola o minuscola? In splendide basiliche romaniche o in anonimi chiesoni in cemento delle periferie degradate, sono i discepoli che fanno la Chiesa e non viceversa. Ai tempi apostolici, alla sera del sabato o della domenica, ci si radunava in qualche casa spaziosa. Dopo la predicazione degli apostoli o degli immediati successori, si ripeteva il gesto della cena e i cuori vibravano all’unisono, i presenti sapevano che il luogo dell’accoglienza, dell’intimità, la domus, stava diventando altro, punto di riferimento clandestino, Cenacolo abusivo, grembo della comunità. Vorrei che fosse ancora così! Vorrei che tornassimo a considerare la comunità, più che le mura, l’armonia, più che l’architettura, il sogno, più che la prassi culturale, il restauro delle anime, assieme alla doverosa conservazione dei beni culturali! Quanto lo vuole Mons. Vescovo che ha dedicato la Lettera Pastorale nel V centenario della Dedicazione della Cattedrale! La Cattedrale, luogo in cui si custodisce la cattedra, il luogo da cui il Vescovo annuncia la parola, è segno di unità per tutte le parrocchie di una Chiesa locale. Nell’esperienza della Chiesa cattolica Roma, sede dell'apostolo Pietro e luogo di martirio suo e di Paolo, riveste una centralità spirituale e una vocazione particolare, la vocazione alla custodia del deposito della fede. Di cosa si tratta? È il compito difficile affidato a Pietro e alla sua comunità: custodire la fede. In parole semplici: amico, chi ti garantisce che la mia interpretazione della Parola sia quella vissuta da duemila anni di cristianesimo? Chi garantisce a me di essere nel solco scavato dall’esperienza delle comunità illuminate dallo Spirito dono del Risorto? Semplice: la comunione con Pietro d’oggi e la sua Chiesa. Guardare a quella cattedra, a quell'insegnamento, diventa tutela e custodia della Parola, non la Parola influenzata dalle correnti di pensiero, interpretata a proprio comodo dall'ultima moda di turno, ma la Parola vera, quella pronunciata da Gesù e riecheggiata dai testimoni. Oggi è la festa della cattolicità della Chiesa e della sua unità, della bellezza della diversità e della ricchezza dell'unione intorno al carisma di Pietro, rude pescatore chiamato ad essere roccia irremovibile nella custodia delle parole del Maestro.
October 30 Sorpresa: Vita Eterna!
Certo è che siamo molto affezionati a questa festa “dei morti”. Noi abbiamo dentro quasi una devozione per i nostri morti: guai chi ce li tocca. Quando si va in un cimitero troneggiano croci, sculture, madonne, fiori e ceri. Non so se un giorno ci sarà mai qualcuno che intraprenderà una causa per far togliere il crocifisso dalle lapidi! La situazione di oggi è che la morte, però, è spesso dimenticata. Sembra che sia un’esperienza che debba capitare soltanto agli altri. E già, perché una volta che capita a noi non possiamo certo tornare indietro. Si scherza troppo con la vita, perché la morte è sempre degli altri! Si corre come pazzi con le auto, perché tanto sono sempre gli altri a fare incidenti. Si beve come delle spugne e ci si sballa senza problemi, perché tanto i guai capitano soltanto agli altri. Si scherza con la propria salute, perché tanto stiamo bene. Siamo proprio in un'epoca strana: più sperimentiamo di essere fragili, più sappiamo che i pericoli della morte sono tanti e più ce ne freghiamo. Che vorresti dire: che bisogna vivere con la paura della morte addosso? No di certo: bisogna VIVERE. La morte appartiene alla vita ed ha senso in quanto c’è la vita. Se la vita non fosse da vivere... allora la morte non ci toccherebbe. Chi vive senza considerare che ci sarà anche la propria morte... non vive bene, si dà alle pazze gioie che però alla fine finiscono con la vita stessa. Gesù vuole orientarci ad un “al di là” concretamente bello, e ci parla della morte non in maniera paurosa, non come ce ne parlano alcuni falsi profeti dei nostri tempi, ma in modo pulito, bello, sereno e vero. Il Signore non gode per la morte di nessuno. Ha voluto la morte per noi uomini, perché non ci dimenticassimo di lui. Ci ha voluti fragili perché non dimentichiamo che alla fine solo Dio conta. Ed anche perché non ci scordiamo che la vita eterna è più lunga di questa terrena. Eppure già oggi alcuni si credono superiori a Dio, sfidando la morte, quasi che si possa avere più vite, come in un gioco alla playstation! Una vita da spendere bene fino alla morte, anzi fino alla vita eterna. Sì, perché in fondo questa è la morte: la risurrezione e la vita eterna. Lui ce lo ha fatto capire non soltanto con le parole ma con la sua stessa vita: morire e risorgere. Ma la vita, questa vita, mi è affidata e devo viverla bene, perché la morte non mi sorprenda. Vorrei essere con Gesù che, nella sconfitta di un’ingiusta morte sulla croce ha vinto tutti. E tu, vuoi vincere con Gesù?
October 23 L'educazione è cosa di cuore!
Non ci posso credere: Luca è andato ad occupare l’Università! Non ci posso credere che l’animatore-interlocutore di tanti editoriali, si è trasformato in un kamikaze scolastico! Eppure qualche informazione-considerazione si deve fare, altrimenti si guardano i TG che parlano della Gelmini, e si vedono cassonetti dati alle fiamme, scuole chiuse, cortei, occupazioni di università e dimostrazioni di polizia, dopo aver inquadrato la questione.
Si tratta del decreto legge n.° 137 del Ministro Gelmini. Perché non si è fatta una proposta di legge con l’iter di tutte le altre leggi? Come tutte le leggi in Italia, che andrebbe discussa alla Camera dei Deputati, poi alla Camera dei Senatori, poi ritornerebbe alla Camera dei Deputati, andrebbe firmata dal Presidente della Repubblica e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. In altri termini: una legge italiana è sottoposta al dibattito parlamentare, che è sigillo della democrazia. Ma qui capita una cosa un po’ strana: da una parte, quella dei fruitori, i ragazzi e genitori, e dei docenti, l’uso di forme di protesta; dall’altra, la parte del legislatore, l’uso di “mezzi speciali” quale è il decreto legge. È interessante notare che il decreto è adottato in caso di necessità ed urgenza. Infatti, come dice la Costituzione Italiana all’art. 77, i decreti legge, se non vengono convertiti in legge entro sessanta giorni, perdono la loro efficacia. Ma, leggendo il decreto legge n.° 137 del Ministro Gelmini, contestabile o no, mi accorgo che con Luca e con università non ha nulla a che fare. Chiamo Luca e mi faccio spiegare. La legge n.° 133, convertita in legge ad agosto sempre da un decreto legge, taglia i fondi all’università, la formazione, la ricerca e propone le “università private”. È molto bella la posizione del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in questo comunicato.
Tre considerazioni, a scanso di ogni fazione politica: ogni governo è legislatore, secondo la sua appartenenza politica, il giudizio personale di coloro che sono chiamati dalla maggioranza degli elettori a condurre le sorti della nazione. Non si possono evocare oggi leggi proposte sessant’anni fa! Sarebbe fuori dal tempo e dalla storia!
Una legge che tocca la scuola è un campo minato da sempre, per la destra e per la sinistra, perché tocca molte persone – persone, non numeri! Tocca l’educazione dei bambini-ragazzi-giovani, tocca i genitori, gli insegnanti, i precari, gli studenti universitari che si preparano al lavoro anche nella scuola, diventando a loro volta insegnanti, ricercatori, e poi… avanti… fino a diventare premi nobel, scongiurando la fuga dei cervelli… Ma questo sarebbe poco.
Poniamoci la domanda seria e urgente, che non va fatta in manifestazione contro un qualcosa ma di cui non si sa bene, che va fatta da esperti nel settore e non da politicanti di destra o di sinistra che esprimono un giudizio solo contro gli altri, che va posta nella sede adatta per eccellenza per discutere una legge ovvero il Parlamento italiano, prima di rivendicare i presunti diritti che ci sembrano cancellati solo per un comma o un articolo.
Quale educazione daremo ai nostri bambini, ragazzi, giovani? Quale futuro per la scuola? “L’educazione è cosa di cuore!” (Don Bosco). E la nostra?
Libro freddo x parole calde
A metà del Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio nella vita e missione della Chiesa, il card. Tarcisio Bertone, salesiano, ha preso la parola per riflettere su come i giovani possano scoprire la Bibbia. Dicono che è una combinazione. Io credo che nulla avviene a caso: giovani e Bibbia. Dice il Segretario di Stato Bertone, portavoce di B16: “Nel Libro Sacro debitamente incontrato, la fede giovanile trova un orientamento indispensabile (bussola), avendo per altro attenta cura che l'incontro con la Bibbia diventi un incontro con Cristo. Presa a sé stante, la Bibbia non riesce a suscitare agli occhi di un giovane, tanto più se nella prima adolescenza, una particolare attrazione ed affezione”. Si registra cioè una sostanziale indifferenza per una fede comunicata tramite la Sacra Scrittura, rispetto invece alla testimonianza di una persona credente, indifferenza che si accompagna ad un notevole tasso di ignoranza e soprattutto alla difficoltà di avvertirne il valore vitale”. Bisogna leggere due volte le parole del cardinale figlio di Don Bosco, perché anche i vescovi e cardinali hanno il loro linguaggio. Citando lo studio “La religiosità in Italia” (Mondadori, Milano 1995), il card. Bertone ha spiegato che tra quanti non hanno praticamente mai un contatto personale con la Bibbia (l'80% delle persone) il numero più elevato si riscontra nella fascia degli adolescenti, tra i 14 e i 19 anni. Solo il 13% ritiene che se “uno crede in Dio deve leggere e meditare la Bibbia o altri testi sacri”, mettendo tale lettura all'undicesimo posto su sedici item; il 7% poi realizza “il pregare leggendo, meditando la Bibbia o altri testi religiosi”. “Tuttavia, si nota in tanti di questi ragazzi una sorprendente disponibilità verso la Bibbia quando la sintonia si raggiunge non tanto, almeno all'inizio, per l'autorevolezza di una pagina biblica detta Parola di Dio, ma per degli adulti che li accostano come educatori pazienti e testimoni credibili del personaggio più grande che è la figura di Gesù, di persone insomma che quando dicono Parola di Dio, la mostrano nella loro vita”. “Se l'adulto, da educatore-amico, riesce a farsi aprire la porta del cuore del giovane, allora la Scrittura si propone come un dono che porta con sé tutte le qualità della Parola di Dio secondo la codificazione biblica, con una peculiare caratterizzazione a riguardo dell'anima giovanile”. “Così il giovane crescerà ed apprezzerà il protagonismo dei giovani nella Bibbia e in specie nei Vangeli; metterà Gesù nel suo 'diario dell'anima' (abbiamo tanti esempi nei diari dei giovani); apprezzerà anche tutte le immagini sportive presenti nella Bibbia con originali applicazioni alla vita virtuosa”, come quella che presenta in un libro Michel Quoist. Come rendere della Bibbia il nostro diario? Ancora una volta ci viene in aiuto il Servo di Dio Giovanni Paolo II, il grande amico dei giovani, suggerendo tre fasi di lettura. 1) Leggere in colloquio personale con il Signore. 2) Leggere accompagnati da maestri spirituale che hanno l'esperienza della fede, che sono già entrati nella dinamica della Sacra Scrittura. 3) Leggere nella grande compagnia della Chiesa, nella cui Liturgia questi avvenimenti diventano sempre di nuovo presenti, nella quale il Signore parla adesso con noi, così che man mano entriamo sempre più nella Sacra Scrittura, nella quale Dio parla realmente con noi, oggi. La Parola di Dio è quella che incontriamo anche nella Tradizione della Chiesa, nella preghiera personale, nell’annuncio e nella catechesi. Solo così le fredde Bibbie, un libro come altri, potrà diventare “Parola di Dio”.
October 10 Andare a messa allunga la vita
Una festa di matrimonio è simbolo di gioia, d’incontro e di relazione, e anche d’intimità. Mi fa pensare molto il Vangelo di questa domenica: c’è il rifiuto assurdo degli invitati a partecipare. Avete sentito: tutti hanno cose più importanti da fare! E, nonostante tutto, Dio non sospende la festa, il disegno di Dio non fallisce. Sono gli invitati che possono fallire. Il Vangelo, respinto da qualcuno, viene accolto inaspettatamente da altri cuori! E così la sala si riempie di “esclusi”! Accade anche oggi che i cristiani rifiutano Cristo, e i così detti lontani lo cercano. Due titoli di giornali: “L’allarme dei vescovi: poca gente va a Messa. In Italia la frequenza domenicale è attestata al 21%, con punte del 30%. Se poi si parla di chi fa la comunione o si confessa, gli indici crollano”. Eppure, si legge di una ricerca che afferma: “Andare a Messa allunga la vita, frequentare la chiesa riduce la mortalità del 50%, aumenta la serenità e il benessere fisico!”. Il secondo titolo di giornale parla di un attore americano: “Mickey Rourke: la fede cattolica mi ha salvato la vita”. Dopo un’esistenza fatta di eccessi, passata tra risse, boxe, alcool, droga, tanto da rovinare la sua carriera, l’attore racconta che l’avvicinarsi alla fede lo ha salvato dal caos e dal suicidio. Questo ci fa capire come non è sufficiente essere invitati ad entrare in chiesa. La fede deve avere un influsso sulla vita di ogni giorno. Non è possibile essere cristiani e non cambiare la propria condotta. La vita cristiana è esigente, ma è positiva, è liberatrice, è trasformante, è umana! L’ideale cristiano non è una morale opprimente, ma una beatitudine. Chi crede, non è uno schiavo, curvo sotto il peso di un codice, “quello sì… questo NO!”, ma una persona libera! L’esistenza cristiana non è una condanna, ma una festa! Allora: non affoghiamo nelle solite meschinità, nelle banalità. Non disperdiamo la vita nelle solite cose insignificanti… Sappiamo dov’è la festa, sappiamo dov’è la gioia. È quella che ci afferra quando celebriamo l’Eucaristia, e che ci costringe a portarla in un mondo sempre più senza festa e senza gioia.
October 01 Amico o compagno di spettegules?
Internauti e internaute, chi non ha mai ricevuto sul proprio indirizzo postale e-mail, una e-mail con il soggetto così: “XXX ti ha aggiunto ai suoi amici su Facebook. Per convalidare la richiesta di amicizia su Facebook, devi confermare di conoscere XXX”? Forse non l’avete ricevuto dal tanto in uso oggi Facebook, ma l’avete ricevuto da MSN spaces o da uno degli strumenti simili. La richiesta di amicizia sul web porta a qualche considerazione sull’amicizia. L’amicizia è un insieme di relazioni di due o più persone dello stesso o di differente sesso e, insieme all’amore, è uno degli stati fondanti della vita umana. Tutti noi sappiamo come e con chi essere amici. Siamo “amici” in oratorio: quelli più giovani imparino da quelli più vecchi com’è difficile essere amici in oratorio o in parrocchia! Siamo “amici” con compagni di lavoro, di scuola, di allenamento, insomma con persone con cui veniamo a rapportarci per “bisogno” e con cui entriamo in relazione anche stretta. Siamo “amici” della birra con i ragazzi con i quali usciamo, andiamo in disco, restiamo in giro un po’ nella notte, e - perché no? - forse facciamo cose che se le viene a sapere la mamma: botte da orbi! … Insomma il divertimento e anche i “disordini” sono il nostro modo di essere amici. “Hai finito la lista?” chiede Luca, il nostro simpatico animatore e spesso interlocutore. C’è una categoria di cui non ho detto, trasversale alle altre. È quella che un autore diceva: “Santi insieme… o niente!” In oratorio, nella parrocchia, con i compagni di lavoro, di scuola, e anche con gli amici della birra: dobbiamo essere cristiani credibili e testimoni, dobbiamo essere “santi” insieme al nostro amico/la nostra amica. Non un compagno di spettegules, ma di santità, di bontà, di preghiera, di fare qualche cosa per gli altri, una santità che si comunica. Pensate agli amici di Pier Giorgio Frassati: erano “edificati” da lui. Non c’è amicizia vera senza amore vero. “La misura dell’amore è amare senza misura” (S. Agostino).
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Ciao! Grazie per coloro che mi vorranno salutare, commenti o richieste di preghiere! Siete tutti benvenuti!
July 1
rossana caporalewrote:
Ciao Claudio è un piacere conoscerti, quando vuoi passa anke dal mio blog...ti aspetto baci...Rox
Jan. 9
MIMmo .wrote:
bello questo spazio molto ordinato complimenti...
May 31
PiGìwrote:
Ciao Claudio!
Grazie degli auguri.
A presto. Con amicizia, PiGì
May 26
Cristina!!wrote:
....Ciaoooo Claudietto!!!!
l'ultima volta che avevo visitato il tuo blog era in fase di avvio e un pò spoglio (come il mio!!) ma ora è bellissimo super ricco di interventi e di commenti!!grandeeee..proprio un ottimo lavoro!!
Sei quasi sparito da Orbassano....non ti vergogni un pò????Ci snobbiiiii....sigh!!!dai spero di rivedreti presto!!
Baciii Crissss
Feb. 4
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