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    October 23

    L'educazione è cosa di cuore!

     

    Non ci posso credere: Luca è andato ad occupare l’Università! Non ci posso credere che l’animatore-interlocutore di tanti editoriali, si è trasformato in un kamikaze scolastico! Eppure qualche informazione-considerazione si deve fare, altrimenti si guardano i TG che parlano della Gelmini, e si vedono cassonetti dati alle fiamme, scuole chiuse, cortei, occupazioni di università e dimostrazioni di polizia, dopo aver inquadrato la questione.

     

    Si tratta del decreto legge n.° 137 del Ministro Gelmini. Perché non si è fatta una proposta di legge con l’iter di tutte le altre leggi? Come tutte le leggi in Italia, che andrebbe discussa alla Camera dei Deputati, poi alla Camera dei Senatori, poi ritornerebbe alla Camera dei Deputati, andrebbe firmata dal Presidente della Repubblica e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. In altri termini: una legge italiana è sottoposta al dibattito parlamentare, che è sigillo della democrazia.

    Ma qui capita una cosa un po’ strana: da una parte, quella dei fruitori, i ragazzi e genitori, e dei docenti, l’uso di forme di protesta; dall’altra, la parte del legislatore, l’uso di “mezzi speciali” quale è il decreto legge. È interessante notare che il decreto è adottato in caso di necessità ed urgenza. Infatti, come dice la Costituzione Italiana all’art. 77, i decreti legge, se non vengono convertiti in legge entro sessanta giorni, perdono la loro efficacia.

    Ma, leggendo il decreto legge n.° 137 del Ministro Gelmini, contestabile o no, mi accorgo che con Luca e con università non ha nulla a che fare. Chiamo Luca e mi faccio spiegare. La legge n.° 133, convertita in legge ad agosto sempre da un decreto legge, taglia i fondi all’università, la formazione, la ricerca e propone le “università private”. È molto bella la posizione del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in questo comunicato.

     

    Tre considerazioni, a scanso di ogni fazione politica:

    ogni governo è legislatore, secondo la sua appartenenza politica, il giudizio personale di coloro che sono chiamati dalla maggioranza degli elettori a condurre le sorti della nazione. Non si possono evocare oggi leggi proposte sessant’anni fa! Sarebbe fuori dal tempo e dalla storia!

     

    Una legge che tocca la scuola è un campo minato da sempre, per la destra e per la sinistra, perché tocca molte persone – persone, non numeri! Tocca l’educazione dei bambini-ragazzi-giovani, tocca i genitori, gli insegnanti, i precari, gli studenti universitari che si preparano al lavoro anche nella scuola, diventando a loro volta insegnanti, ricercatori, e poi… avanti… fino a diventare premi nobel, scongiurando la fuga dei cervelli… Ma questo sarebbe poco.

     

    Poniamoci la domanda seria e urgente, che non va fatta in manifestazione contro un qualcosa ma di cui non si sa bene, che va fatta da esperti nel settore e non da politicanti di destra o di sinistra che esprimono un giudizio solo contro gli altri, che va posta nella sede adatta per eccellenza per discutere una legge ovvero il Parlamento italiano, prima di rivendicare i presunti diritti che ci sembrano cancellati solo per un comma o un articolo.

     

    Quale educazione daremo ai nostri bambini, ragazzi, giovani? Quale futuro per la scuola?

    “L’educazione è cosa di cuore!” (Don Bosco). E la nostra?

     

    October 16

    30 anni di Santità

     

    16.X.1978 - GIOVANNI PAOLO II - 02.IV.2005

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    IN SANCTAM MEMORIAM

     

    Libro freddo x parole calde

     

    A metà del Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio nella vita e missione della Chiesa, il card. Tarcisio Bertone, salesiano, ha preso la parola per riflettere su come i giovani possano scoprire la Bibbia. Dicono che è una combinazione. Io credo che nulla avviene a caso: giovani e Bibbia. Dice il Segretario di Stato Bertone, portavoce di B16: “Nel Libro Sacro debitamente incontrato, la fede giovanile trova un orientamento indispensabile (bussola), avendo per altro attenta cura che l'incontro con la Bibbia diventi un incontro con Cristo. Presa a sé stante, la Bibbia non riesce a suscitare agli occhi di un giovane, tanto più se nella prima adolescenza, una particolare attrazione ed affezione”. Si registra cioè una sostanziale indifferenza per una fede comunicata tramite la Sacra Scrittura, rispetto invece alla testimonianza di una persona credente, indifferenza che si accompagna ad un notevole tasso di ignoranza e soprattutto alla difficoltà di avvertirne il valore vitale”. Bisogna leggere due volte le parole del cardinale figlio di Don Bosco, perché anche i vescovi e cardinali hanno il loro linguaggio.

    Citando lo studio “La religiosità in Italia” (Mondadori, Milano 1995), il card. Bertone ha spiegato che tra quanti non hanno praticamente mai un contatto personale con la Bibbia (l'80% delle persone) il numero più elevato si riscontra nella fascia degli adolescenti, tra i 14 e i 19 anni.

    Solo il 13% ritiene che se “uno crede in Dio deve leggere e meditare la Bibbia o altri testi sacri”, mettendo tale lettura all'undicesimo posto su sedici item; il 7% poi realizza “il pregare leggendo, meditando la Bibbia o altri testi religiosi”.

    Tuttavia, si nota in tanti di questi ragazzi una sorprendente disponibilità verso la Bibbia quando la sintonia si raggiunge non tanto, almeno all'inizio, per l'autorevolezza di una pagina biblica detta Parola di Dio, ma per degli adulti che li accostano come educatori pazienti e testimoni credibili del personaggio più grande che è la figura di Gesù, di persone insomma che quando dicono Parola di Dio, la mostrano nella loro vita”.

    Se l'adulto, da educatore-amico, riesce a farsi aprire la porta del cuore del giovane, allora la Scrittura si propone come un dono che porta con sé tutte le qualità della Parola di Dio secondo la codificazione biblica, con una peculiare caratterizzazione a riguardo dell'anima giovanile”.

    Così il giovane crescerà ed apprezzerà il protagonismo dei giovani nella Bibbia e in specie nei Vangeli; metterà Gesù nel suo 'diario dell'anima' (abbiamo tanti esempi nei diari dei giovani); apprezzerà anche tutte le immagini sportive presenti nella Bibbia con originali applicazioni alla vita virtuosa”, come quella che presenta in un libro Michel Quoist.

    Come rendere della Bibbia il nostro diario? Ancora una volta ci viene in aiuto il Servo di Dio Giovanni Paolo II, il grande amico dei giovani, suggerendo tre fasi di lettura. 1) Leggere in colloquio personale con il Signore. 2) Leggere accompagnati da maestri spirituale che hanno l'esperienza della fede, che sono già entrati nella dinamica della Sacra Scrittura. 3) Leggere nella grande compagnia della Chiesa, nella cui Liturgia questi avvenimenti diventano sempre di nuovo presenti, nella quale il Signore parla adesso con noi, così che man mano entriamo sempre più nella Sacra Scrittura, nella quale Dio parla realmente con noi, oggi.

    La Parola di Dio è quella che incontriamo anche nella Tradizione della Chiesa, nella preghiera personale, nell’annuncio e nella catechesi. Solo così le fredde Bibbie, un libro come altri, potrà diventare “Parola di Dio”.

     

    October 10

    Andare a messa allunga la vita

     

    Una festa di matrimonio è simbolo di gioia, d’incontro e di relazione, e anche d’intimità. Mi fa pensare molto il Vangelo di questa domenica: c’è il rifiuto assurdo degli invitati a partecipare.

    Avete sentito: tutti hanno cose più importanti da fare! E, nonostante tutto, Dio non sospende la festa, il disegno di Dio non fallisce. Sono gli invitati che possono fallire. Il Vangelo, respinto da qualcuno, viene accolto inaspettatamente da altri cuori! E così la sala si riempie di “esclusi”!

    Accade anche oggi che i cristiani rifiutano Cristo, e i così detti lontani lo cercano. Due titoli di giornali: “L’allarme dei vescovi: poca gente va a Messa. In Italia la frequenza domenicale è attestata al 21%, con punte del 30%. Se poi si parla di chi fa la comunione o si confessa, gli indici crollano”. Eppure, si legge di una ricerca che afferma: “Andare a Messa allunga la vita, frequentare la chiesa riduce la mortalità del 50%, aumenta la serenità e il benessere fisico!”.

    Il secondo titolo di giornale parla di un attore americano: “Mickey Rourke: la fede cattolica mi ha salvato la vita”. Dopo un’esistenza fatta di eccessi, passata tra risse, boxe, alcool, droga, tanto da rovinare la sua carriera, l’attore racconta che l’avvicinarsi alla fede lo ha salvato dal caos e dal suicidio.

    Questo ci fa capire come non è sufficiente essere invitati ad entrare in chiesa. La fede deve avere un influsso sulla vita di ogni giorno. Non è possibile essere cristiani e non cambiare la propria condotta.

    La vita cristiana è esigente, ma è positiva, è liberatrice, è trasformante, è umana! L’ideale cristiano non è una morale opprimente, ma una beatitudine. Chi crede, non è uno schiavo, curvo sotto il peso di un codice, “quello sì… questo NO!”, ma una persona libera! L’esistenza cristiana non è una condanna, ma una festa!

    Allora: non affoghiamo nelle solite meschinità, nelle banalità. Non disperdiamo la vita nelle solite cose insignificanti…

    Sappiamo dov’è la festa, sappiamo dov’è la gioia. È quella che ci afferra quando celebriamo l’Eucaristia, e che ci costringe a portarla in un mondo sempre più senza festa e senza gioia.

     

    October 01

    Amico o compagno di spettegules?

     

    Internauti e internaute, chi non ha mai ricevuto sul proprio indirizzo postale e-mail, una e-mail con il soggetto così: “XXX ti ha aggiunto ai suoi amici su Facebook. Per convalidare la richiesta di amicizia su Facebook, devi confermare di conoscere XXX”? Forse non l’avete ricevuto dal tanto in uso oggi Facebook, ma l’avete ricevuto da MSN spaces o da uno degli strumenti simili.

    La richiesta di amicizia sul web porta a qualche considerazione sull’amicizia.

    L’amicizia è un insieme di relazioni di due o più persone dello stesso o di differente sesso e, insieme all’amore, è uno degli stati fondanti della vita umana. Tutti noi sappiamo come e con chi essere amici. Siamo “amici” in oratorio: quelli più giovani imparino da quelli più vecchi com’è difficile essere amici in oratorio o in parrocchia! Siamo “amici” con compagni di lavoro, di scuola, di allenamento, insomma con persone con cui veniamo a rapportarci per “bisogno” e con cui entriamo in relazione anche stretta. Siamo “amici” della birra con i ragazzi con i quali usciamo, andiamo in disco, restiamo in giro un po’ nella notte, e - perché no? - forse facciamo cose che se le viene a sapere la mamma: botte da orbi! … Insomma il divertimento e anche i “disordini” sono il nostro modo di essere amici.

    Hai finito la lista?” chiede Luca, il nostro simpatico animatore e spesso interlocutore. C’è una categoria di cui non ho detto, trasversale alle altre. È quella che un autore diceva: “Santi insieme… o niente!” In oratorio, nella parrocchia, con i compagni di lavoro, di scuola, e anche con gli amici della birra: dobbiamo essere cristiani credibili e testimoni, dobbiamo essere “santi” insieme al nostro amico/la nostra amica. Non un compagno di spettegules, ma di santità, di bontà, di preghiera, di fare qualche cosa per gli altri, una santità che si comunica. Pensate agli amici di Pier Giorgio Frassati: erano “edificati” da lui. Non c’è amicizia vera senza amore vero. “La misura dell’amore è amare senza misura” (S. Agostino).

     

    September 24

    Spazio alla speranza!

     

    La vicenda della piccola Ilaria di Torre Pellice e della sua famiglia, richiamata all’attenzione anche da Mons. Vescovo all’Assemblea diocesana, mi portano a qualche considerazione, per non piangere e basta oppure per non pensare “Tanto è capitato a loro”. Il giudizio è solo di Dio; noi però siamo portati a riflettere sul ruolo della famiglia nella nostra società e dei cristiani nei tempi moderni.

    Si è detto tante volte nell’Assemblea diocesana che la famiglia non esiste più. Lo vediamo a scuola, al catechismo o negli oratori. I meno gravi sono le famiglie con i genitori in posizione irregolare: conviventi, divorziati, separati. Ci scordiamo forse troppo volentieri dei più gravi, che non confluiscono in nessuna legge della Chiesa: genitori disoccupati, in carcere, drogati, alcolisti, seguiti dai servizi sociali per tutta una serie di fatiche e di “disperazioni”. Questi i genitori. I figli accusano i sintomi dei genitori, in genere. Abbiamo i figli “schizzati” in tante maniere, soprattutto accusano la mancanza di tutti due i genitori, della famiglia completa, in cui non si bisticcia sempre, in cui non devono fare loro i genitori, in cui non si scambiano le parti, portandosi avanti d’età di almeno trent’anni, che vivono la loro età di bambini e ragazzi serenamente. Ognuno di noi conosce famiglie come queste, ognuno di noi sa che stiamo parlando. Generalmente noi vediamo i “frutti” di queste “non-famiglie”. A scuola o negli oratori ci portano, forse come parcheggio sicuro, i bambini e ragazzi che sono i primi a soffrire a causa dei problemi familiari. C’è poco da sperare!

    Ma dove sono i cristiani, coloro cioè che dovrebbero star vicino a questi fratelli, coloro che non si preoccupano dei sacramenti che può ricevere un padre o una madre, coloro si mettono al servizio dei genitori e dei figli che fanno più fatica, non sostituendo nessuna figura istituzionale, ma al tempo stesso che sanno consigliare, star vicino con la preghiera, star vicino ai figli come “zii” e non come sostituti dei genitori… Dove sono?

    “…passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. (Lc 10,33ss). Parola di Gesù!

    Il granellino di senape c’è anche nella nostra Chiesa diocesana, ma non è evidente. I cristiani che si prendono cura delle famiglie in difficoltà sono nascoste, ma ci sono! C’è come lievito ma che fa lievitare la massa! Davvero allora diamo per le nostre famiglie spazio alla speranza!

     

    September 18

    Una croce al collo per dire che...

     

    Sembrerebbe strano che, questo Papa teologo, parli direttamente e “facilmente” ai giovani. Ma quando si svolgono tutti questi incontri? Ultimamente si è recato a Sydney per la GMG, poi Cagliari e Francia. Eppure nel sito nazionale Agorà dei giovani, c’è una pagina dedicata appunto ai discorsi che ha fatto il Papa ai giovani a cominciare dal 2007. Se si va a vedere bene nel sito internet della Santa Sede, ogni viaggio che B16 svolge, in Italia o fuori, ha un incontro o un saluto per i giovani. Penso che noi forse ascoltiamo le news dai TG o dal TGCOM, ma non andiamo un po’ più in profondità.

    Così abbiamo sentito forse che il Papa è andato a Francia e a Lourdes. Che c’è di strano? Forse abbiamo sentito che è il 150° anniversario delle apparizioni di Lourdes, e questo lo sappiamo dai programmi ripetuti su Lourdes-pellegrinaggi-miracoli ecc., ma che c’è di strano che un Papa vada pellegrino in un santuario? Anzi forse lo consideriamo un dovere del Papa! Ma quel che dice o non dice… chi se ne frega!

    Così ci siamo forse fatti scappare il bel discorso ai giovani da Parigi. È un bignami, un sunto, di ciò che è stata la GMG di Sydney: Il Signore dice ora a voi queste parole. Sydney ha fatto riscoprire a molti giovani l’importanza dello Spirito Santo nella vita del cristiano. Lo Spirito ci mette intimamente in rapporto con Dio, presso il quale si trova la sorgente d’ogni ricchezza umana autentica. Tutti voi cercate di amare e di essere amati! È verso Dio che voi dovete volgervi per imparare ad amare e per avere la forza di amare. Lo Spirito, che è Amore, può aprire i vostri cuori per ricevere il dono dell’amore autentico. Tutti voi cercate la verità e volete viverne! Questa verità è Cristo. Egli è la sola Via, l’unica Verità e la vera Vita. Seguire Cristo significa veramente “prendere il largo”, come dicono diverse volte i Salmi. … Affidatevi allo Spirito Santo per scoprire Cristo. Lo Spirito è la guida necessaria per la preghiera, l’anima della nostra speranza e la sorgente della vera gioia. … Lo Spirito Santo vi fa avvicinare al Mistero di Dio e vi fa comprendere chi è Dio. Egli vi invita a vedere nel vostro prossimo il fratello che Dio vi ha donato per vivere in comunione con lui, umanamente e spiritualmente, per vivere nella Chiesa dunque. … Voi siete nell’età della generosità. È urgente parlare di Cristo attorno a voi, alle vostre famiglie e ai vostri amici, nei vostri luoghi di studio, di lavoro o di divertimento. Non abbiate paura! Abbiate “il coraggio di vivere il Vangelo e l’audacia di proclamarlo.

    E poi: In quest’anno dedicato a san Paolo, vorrei affidarvi un secondo tesoro, che era al centro della vita di questo Apostolo affascinante: si tratta del mistero della Croce. Molti di voi portano al collo una catena con una croce. Anch’io ne porto una, come tutti i Vescovi del resto. Non è un ornamento, né un gioiello. È il simbolo prezioso della nostra fede, il segno visibile e materiale del legame con Cristo (Parigi, Sagrato della Basilica Notre-Dame, 12 settembre 2008).

    Legame con Cristo anche se a scuola ci prendono in giro perché scegliamo l’ora di religione, legame con Cristo nelle difficoltà e nelle gioie della vita, legame anche se vorremmo andare via dai nostri oratori, a farla finita con i nostri super-impegni, legame con Cristo anche se le nostre famiglie fanno fatica, anche se si bisticcia, legame con Cristo anche se le nostre vicende personali e spirituali fanno un po’ acqua… e perché no… legame con Cristo di tanti malati che conosciamo o che abbiamo visto anche Lourdes!

     

    September 11

    Provocati ad amare

     

    «Cosa significa educare? E perché scelgo di farlo?».

    L’interrogativo non ci ha lasciato e ha continuato a scavare dentro di noi come animatori ed educatori dei ragazzi che ci sono affidati, … e non dei “nostri” ragazzi!

    Guardando i volti e le foto dell’estate vissuta insieme a loro, emergono nella memoria i tanti volti di ragazzi e giovani con cui abbiamo condiviso un tratto di strada. Ascoltando le loro storie, in quei momenti dove staccandosi dal gruppo si poteva assaporare la freschezza di un dialogo 'a tu per tu', dove emergevano anche le loro paure, i loro sogni, ma anche domande e fatiche. Piccole o grandi aperture del cuore che diventavano autentiche occasioni d’incontro e motivo di stupore nello scoprire quanta originalità e profondità l’altro custodiva, nascoste spesso sotto uno sguardo timido e silenzioso. Sono emersi sogni e paure, ma anche domande e fatiche.

    L’estate che abbiamo appena trascorso con i ragazzi ci ha regalato la gioia di poterci stupire nell’ascolto dei loro racconti: il desiderio forte di voler bene e di essere amati, la fatica di sostenere spesso situazioni critiche tra papà e mamma, i primi amori, le amicizie tradite, il sentirsi “brutti”. L’esperienza personale mi ha confermato come con i ragazzi e i giovani non bisogna mai cadere nella tentazione di generalizzare. E di generalizzare al ribasso, lasciandoci andare ad un facile pessimismo.

    Ricordando questi momenti, sentiamo particolarmente illuminanti alcune parole del teologo Romano Guardini: «Educare significa che io do a quest’uomo coraggio verso se stesso. Che gli indico i suoi compiti e interpreto il suo cammino, non i miei. Significa aiutare l’altra persona a trovare la sua strada verso Dio». E così veniamo ancora una volta provocati da quei ragazzi a metterci alla scuola di Gesù che, sulla via di Emmaus, si è fatto compagno di strada dei discepoli. Alla luce dell’ascolto della Parola di Dio, l’accompagnamento diventava occasione per mettere al centro il bene, per trasmettere la gioia dell’incontro con il Signore, per guardare con coraggio e speranza alle domande di felicità, costruendo un’educazione fondata sui desideri e non sulla minaccia del futuro. Soprattutto per avere lo spazio di riprendere in mano alcune pagine di Vangelo e scoprire che non c’è crisi che non conosca una particolare visitazione di Dio, che non c’è situazione così critica che non possa trasformarsi in un’occasione di grazia.

    Educarci insieme: con pazienza, guardando alle nostre crisi come opportunità per verificare l’umanità e la qualità della fede. E come non sentirsi interrogati da questo? Grazie a quei giovani siamo stati ancora una volta provocati ad amare chi mi stava vicino, con l’unico desiderio di accompagnare l’altro all’incontro con il volto luminoso di Dio.

    September 10

    Deo gratias!

     

    mater

    1988 - 10 settembre - 2008

    "Il Signore è qui e ti chiama"

    (Gv 11,28)

    Signore, mi hai chiamato 20 anni fa nella malattia

    e ancora mi chiami tutti i giorni perchè Tu sei qui!

    Tu mi sei vicino!

    Ti ringrazio perchè, in questi anni, ho sperimentato la tua bonta!

    Tu mi portavi in braccio e io non me ne accorgevo!

    Ancora Ti dico l'ECCOMI di ogni giorno

    nella gioia, nella fatica e nella speranza!

    Affido queste mie volontà di bene a Colei che ha vissuto l'ECCOMI,

    Madre della speranza e di ogni vocazione!

     

    September 04

    Un'estate di canzoni

     

    Ciao, tu che leggi! Tre canzoni che danno luogo a queste parole.

    L’estate sta finendo, un anno se ne va! La canzone un po’ malinconica dei Righeira è adatta in questi giorni in cui abbiamo venire voglia di mare, e io ce ne ho tanta, di montagna, di viaggi, … insomma di quelle realtà estive di vacanza e non solo di “svacco”. Non è trascorso tanto tempo in cui molti di noi hanno servito i ragazzi all’Estate Ragazzi e ai campi nelle diverse parrocchie e oratori, in cui c’è stata la GMG a Sydney seguita a Oropa o nelle nostre realtà parrocchiali, in cui siamo andati in vacanza, e siamo tornati abbronzatissimi dalle spiagge o dalla montagna, oppure da fare un viaggio, magari all’estero. I nostri PC raccolgono i volti e i ricordi che scarichiamo dalle nostre macchinette fotografiche. Forse condividiamo con i nostri amici le foto caricandole sul web sfruttando spaces MSN, blog, facebook, netlog, hi5 ad esempio… Così quasi la nostra estate è relegata in un file, e non incontri personali, relazioni con amici e famiglia, entusiasmo dell’esperienze che abbiamo positive che abbiamo fatto, riposo, contatto “guancia-guancia” con Dio!

    Luce di verità, fiamma di carità, vincolo di unità, Spirito Santo Amore, si cantava a Loreto dello scorso anno. Davvero è lo Spirito Santo che ci fa riprendere i nostri impegni di servizio come animatori, catechisti, “gente che si sbatte” per gli altri! Non siamo noi che operiamo, che sistemiamo i calendari della Pastorale Giovanile per l’anno. Non siamo noi “responsabili delle risorse umane” nella Chiesa e nella Chiesa pinerolese, nella pastorale, nelle parrocchie e oratori! Lo Spirito Santo è il Capo! Ogni giorno dobbiamo tutti “timbrare il cartellino” da Lui, legame stretto di unità e di carità.

    Ave Maria, ora pro nobis. In questi giorni in cui siamo invitati da Mons. Vescovo ad andare in pellegrinaggio al Santuario Diocesano di Maria Madre della Divina Grazia a San Maurizio. Portiamo tutto dalla Madonna: il vescovo Pier Giorgio, i sacerdoti suoi collaboratori, i sacerdoti in crisi, che fanno fatica, i religiosi e le religiose, i gruppi e i movimenti laicali, i giovani e gli oratori, le vocazioni, i novizi, i seminaristi, le vocazioni ancora nascoste, il dialogo con i fratelli evangelici, il cammino dell’anno pastorale che sta per iniziare, ma soprattutto l’unità della diocesi attorno al Suo Pastore! Ora pro nobis, ora pro nobis!

     

    August 22

    Programma del pellegrinaggio

     

    14 ago:           MALPENSA—TEL AVIV—NAZARETH All’arrivo visita di Cesarea Marittima e partenza per la Galilea. Visita alla chiesa di Stella Maris e Messa. Arrivo a Nazareth in serata.

    15 ago:           NAZARETH Al mattino visita di Nazareth: basilica dell’Annunciazione, chiesa di San Giuseppe e Messa, museo francescano, Fontana della Vergine. Nel pomeriggio sosta a Sepphoris e proseguimento per il Tabor, monte della Trasfigurazione.

    16 ago:           LAGO DI GALILEA Giornata dedicata alla visita dei luoghi della vita pubblica di Gesù attorno al lago di Galilea. Si raggiunge il monte delle Beatitudini e Messa, poi a Tabga visita alle chiese del Primato di Pietro e della Moltiplicazione dei pani e dei pesci. Arrivo a Cafanao per la visita degli scavi dell’antica città e la casa di Pietro. Traversata in battello del lago. Rinnovo delle promesse battesimali presso il fiume Giordano.

    17 ago:           NAZARETH -GERICO—GERUSALEMME Scendendo la valle del Giordano si giunge al Mar Morto. Visita di Qumran dove, nelle grotte, furono trovati antichi manoscritti della Bibbia. Sosta e bagno nel Mar Morto. Pranzo a Gerico. Salendo a Gerusalemme sosta a Wadi el Kelt e Messa, dove il panorama sul deserto è particolarmente suggestivo e transito nei presso del caravanserraglio del Buon Samaritano. Arrivo a Gerusalemme. 

    18 ago:           BETLEMME—GERUSALEMME Al mattino si raggiunge Betlemme: basilica della Natività e Messa. Nel pomeriggio: visita del Campo dei Pastori e a Gerusalemme visita al complesso di Yad washem. Nella serata visita panoramica della città by night. 

    19 ago:           GERUSALEMME Al mattino visita del Monte degli Ulivi: edicola dell’Ascensione, grotta del Padre Nostro, Dominus Flevit e Messa, basilica del Getzemani, tomba della Madonna e grotta dell’arresto di Gesù. Nel pomeriggio: chiesa della Flagellazione, Via Dolorosa, basilica della Resurrezione con il Calvario e Santo Sepolcro.

    20 ago:           GERUSALEMME Al mattino salita alla Spianata del Tempio, visita al Muro della Preghiera, quartiere ebraico,  valle del Cedron, il Sion cristiano con il Cenacolo, tomba di Davide, il Cenacolino e la chiesa della dormizione di Maria, chiesa di S. Pietro in Gallicantu. Nel pomeriggio: shopping nel suk di Gerusalemme, ritrovo al Santo Sepolcro, Via Dolorosa al contrario e chiesa di S. Anna e Messa, piscina probatica.

    21 ago:           GERUSALEMME—TEL AVIV—MALPENSA In mattinata trasferimento all’aeroporto di Tel Aviv per il rientro, sosta ad Abu Gosh e Messa nel ricordo di Emmaus.

    August 11

    Fra pochi giorni a Gerusalemme

     
    gerusalemme
     

    “La vita cristiana è un itinerario, è un muoversi,

    partire da un posto per arrivare ad un altro passando per tappe intermedie.

    La condizione dei cristiani è quella di essere pellegrini.”

    + Carlo Maria Martini

     

    «”L'anno prossimo a Gerusalemme!”. Così pregano e si augurano a ogni Pasqua gli Ebrei dispersi nel mondo: è l'anelito di voler ritornare alle proprie radici, nella Gerusalemme di quaggiù, segno della Gerusalemme di lassù, cui ognuno è incamminato, dopo il pellegrinaggio della vita terrena.

    Una volta in vita è necessario andare in Terra Santa! Assieme alla bellezza e sorpresa quotidiana di paesaggi sconvolgenti, d’incontri con mondi e popolazioni interessanti, con religioni diverse, assieme al fascino culturale d'uno spessore storico che si scopre ad ogni luogo archeologico visitato, per il cristiano costituisce un'avventura esigente ma indimenticabile questa di ripercorrere strade e luoghi "dove Lui è passato".

     

    Trovarsi a Nazareth, sul lago di Tiberiade, a Cafarnao, a Gerusalemme, a Betlemme... significa per il credente un “ritorno a casa”, su quei posti e fatti che dentro il suo cuore fin dall'infanzia sono roccia sicura d'identità e riferimento morale.

     

    Nella “terra d'Israele” si va anzitutto per leggere quel “quinto vangelo” costituito dalla terra, dalla storia, dall'archeologia; per radicare quindi in coordinate storico-geografiche precise quei FATTI che costituiscono il fondamento della nostra religione. Interprete di quei fatti, perché siano colti come eventi di salvezza, è la BIBBIA, che fa di quella storia di popolo una Storia di Salvezza per tutti i popoli. Nel paese della Bibbia si va per leggere la Bibbia e innamorarsene! Ne deriverà - nella FEDE - la scoperta o riscoperta di un progetto d'umanità ricco e affascinante, degno della sfida che sempre l'uomo serio e la nostra società secolarizzata pongono al Vangelo e al mistero di Dio.

     

    Quel che qui è capitato lo sai bene!

     

    Si dice da noi che andare in Terra Santa è compiere il più bel corso d'Esercizi Spirituali, ma nella bellezza d'una avventura turistica! Ci accompagna, nella sua efficacia misteriosa, la forza di quello SPIRITO di Cristo che accostiamo con docile disponibilità interiore nelle Liturgie Eucaristiche che segnano i punti chiave di questo itinerario. In questi momenti Cristo si rende presente coi suoi stessi atti di allora per comunicarcene tutto il frutto. La Messa invera in un modo impensabile l'incontro con Cristo, ben oltre la memoria dei luoghi e delle parole, coinvolgendoci nel suo mistero di salvezza con la grazia trasformante dello Spirito santo.

     

    E' l'auguro che faccio anche a te, caro pellegrino di Terra Santa, che ti accingi a intraprendere il tuo viaggio: un cuore nuovo sia il risultato della tua fatica, dopo che ti sarai incontrato con la PRESENZA viva e misteriosa di quel DIO-CON-NOI, l'Emanuele, che proprio in questa terra ha preso carne e "ha posto la sua dimora in mezzo a noi" (Gv 1,14).»

    Don Romeo Maggioni

    in “Shalom” Guida pastorale di Terra Santa

       

    August 02

    Il perdono di Assisi

     

    fco028

    Due doni in uno: il perdono e San Francesco

    Una notte dell'anno 1216, Francesco è immerso nella preghiera, quando improvvisamente dilaga nella chiesina una vivissima luce ed egli vede sopra l'altare il Cristo e la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli.

    Essi gli chiedono allora che cosa desideri per la salvezza delle anime. La risposta di Francesco è immediata: "Ti prego che tutti coloro che, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, ottengano ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe".

    "Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande - gli dice il Signore -, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza".

    Francesco si presenta subito al Pontefice Onorio III che lo ascolta con attenzione e dà la sua approvazione. Alla domanda: "Francesco, per quanti anni vuoi questa indulgenza?", il santo risponde: "Padre Santo, non domando anni, ma anime". E felice, il 2 agosto 1216, insieme ai Vescovi dell'Umbria, annuncia al popolo convenuto alla Porziuncola: "Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!".

     

    Condizioni per acquistare l'indulgenza

    1) Visita al Santuario di Santa Maria degli Angeli in Assisi o di una chiesa, dal 31 luglio al 2 agosto, con la recita di un Pater e Credo;

    2) Confessione sacramentale e S. Comunione;

    3) Preghiera secondo l'intenzione del Sommo Pontefice (per esempio Pater, Ave e Gloria).

     

    Tour operator di Dio

     

    È bello allora scambiarci gli auguri di buone vacanze, buon periodo di riposo, dopo tanto “fare” nell’anno pastorale a vario titolo, l’estate ragazzi che ha assorbito molte forze in tutte le parrocchie e i campi con i ragazzi.

     

    Arrivederci a settembre… riposati nel corpo dormendo un po’ di più, o passeggiando sui monti o sulla spiaggia, in modo da arrivare a settembre “abbronzati”, non tanto di colore quanto di distensione e serenità. Il corpo ha bisogno del giusto riposo! …dico “giusto riposo” e non ozio, noia, voglia di far niente…

    Arrivederci a settembre… “pregati”… Avendo più tempo per noi, non teniamolo solo per noi. Tante volte ci lamentiamo che non abbiamo tempo per pregare, e forse siamo un po’ falsi. Ecco qui il momento favorevole per pregare, magari facendo uso del libretto Un salto nell’estate, magari facendo qualche puntata di più in chiesa oppure alla Santa Messa anche durante la settimana dove c’è sempre l’amico Gesù, magari leggendo una pagina del vangelo alla sera, magari camminando in montagna o sulla spiaggia pregando, magari anche pellegrinando ai tanti santuari e monasteri… a voi la scelta: ogni giorno un punto di ascolto, un SMS con Dio e con Maria!

    Arrivederci a settembre… in comunione. Tante volte forse in quest’anno “abbiamo fatto a botte” con gli altri, soprattutto per cose stupide. Penso all’aria che si respira negli oratori quando si è stanchi… Riallacciamo i vincoli di comunione con chi ci è più prossimo, che critichiamo ipocritamente, a cui non abbiamo il coraggio di dire “Perdonami”.

    Arrivederci a settembre… con una marcia in più. La GMG vissuta a Sydney con il Santo Padre Benedetto XVI, seguita in tutto il mondo, anche da noi a Oropa e in varie parrocchie, è stata per i giovani un rinnovato impegno a testimoniare Gesù negli ambienti di vita “normali” in cui sono inseriti. La marcia in più non è ritornare dalle vacanze con un nuovo look, ma andare in vacanza “con Gesù”, che ha già pagato sulla Croce il posto nei nostri viaggi low coast, purché non lo si lasci a casa, come qualche pianta del nostro appartamento che soffre il buio e la mancanza d’acqua in estate. Allora non ci sarà bisogno a settembre di fare un po’ di “scuola guida” per ingranare la marcia nelle nostre attività parrocchiali e oratoriali, nella dimensione diocesana e di Chiesa. Il Signore e il Suo Spirito, Maria di Nazareth e la sua Chiesa non vanno in vacanza. A noi sceglierli come tour operator della vita.

     

    July 25

    GMG: Lourdes-Sydney

     

    Io che sono un bastian contrario ho vissuto la settimana della GMG (dal 15 al 20 luglio) a Lourdes, con tutti i giovani provenenti da Italia, Francia, Spagna, Inghilterra e altri paesi. Noi di Orbassano eravamo una trentina accompagnati da don Luca Ramello e dal vice parroco don Stefano Votta + quasi 5000, ospitati al Village des jeunes prevalentemente, negli ostelli che ci sono o nelle tende che abbiamo portato, oppure in spazi adibiti nelle palestre o in scuole in Lourdes.

    La settimana in tenda è stata una fatica in più, oltre alla distanza del Villaggio dei giovani, quasi 20/30 min. a piedi in salita, e al vivere senza comodità. Il vivere in tenda ci fa pensare all’abitazione di Abramo, alla Tenda dell’Alleanza dell’Esodo, oppure, forse ci ricordiamo meglio, Pietro che vedendo Gesù Trasfigurato dice: “Facciamo tre tende…”. La tenda è anche il luogo dell’essenzialità, per essere veramente pellegrino.

    Vivere la GMG, con tutto il carico di “mondialità” che ogni GMG porta a Lourdes, città internazionale per eccellenza, nel 150° anniversario delle apparizioni della Madonna a Bernardetta è stato ancora più bello, in comunione di fede e di preghiera con i giovani riuniti attorno al Santo Padre Benedetto XVI a Sydney. Il mondo si vedeva a Lourdes davvero: le folle, sono uno dei segni di Lourdes insieme all’acqua, alla roccia, alla luce e ai malati. Non le folle da stadio, ma folle silenziose che si accostano al Mistero, le folle di Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica che si uniscono nella preghiera al Dio Vivente.

    C’è stato un doppio cammino nel corso della settimana, con modi diversi di approcciarsi. I temi erano giorno per giorno i temi del giubileo di Lourdes: dal battesimo (visita del fonte battesimale dove è stata battezzata Bernerdetta) all’Eucaristia (visita al luogo della sua prima comunione), passando per il luogo della chiamata (luogo dove abitava la famiglia di Bernardetta al tempo delle apparizioni, una stanzetta usata come carcere precedentemente ma ora troppo insana perfino per i carcerati) e il luogo dell’incontro (la grotta). I modi proposti di approcciarsi a questi temi fondamentali erano due: catechesi dei Vescovi stile GMG e visita dei luoghi. E poi grande Processione e Messa internazionale il 16 luglio, nel 150° dell’ultima apparizione, Messa alla grotta, tutti i Misteri del Rosario, Liturgia Penitenziale e Confessioni, Via Crucis e Processione Eucaristica, trasmissione in differita della Veglia e Messa da Sydney. Per non far sì che i ragazzi facessero “indigestione” di catechesi e di preghiere (c’era il pericolo!), con don Luca, abbiamo fatto mini-catechesi brevi ma intense nei luoghi che andavamo a visitare ogni giorno, sui temi proposti, adattando il programma alle esigenze dei ragazzi.

    Il clima nel Santuario e in tutta Lourdes era di grande festa, aiutati anche dagli artisti che si esibivano, con i concerti, i canti per le strade stile GMG, fin dalla festa di accoglienza la prima sera.

    Era la 9° volta che ero a Lourdes, la 3° in quest’anno giubilare. Ogni volta è un’esperienza di grazia sempre maggiore, ogni volta il Signore ha qualcosa da dirmi a Lourdes, ogni volta prego per ogni intenzione, ogni volta faccio scorrere la rubrica del cellulare associati ai volti per ricordarmi di tutti, ogni volta mi sento sempre di più pellegrino, pellegrino per sempre!

     

    June 30

    Caro San Paolo, ti scrivo...

     

    Caro Paolo di Tarso,

    quest’anno ricordiamo il bimillenario della tua nascita... anno più, anno meno. Venti secoli son tanti per tutti e – concedimi di dirtelo chiaro – si sentono! Si faranno iniziative, commemorazioni, convegni di studio… ma il tutto forse avrà un po’ l’odore acre dei vecchi ricordi.

    Non prendertela, ma certe cose vanno dette. O meglio. Vanno domandate.

    Sei proprio sicuro che i tuoi scritti, nel 2008, siano ancora leggibili? Il mondo, la chiesa, gli uomini, i cristiani… tutti sono molto cambiati. Non mi segui? Vuoi qualche esempio? Cito dalla una tua lettera a Timoteo: “Annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina”. Ma dove vivi? Oggi non si può più. Siamo in regime di laicità. Devi fare attenzione a cosa dici, dove lo dici e come lo dici. L’occasione deve essere opportuna. Devi stare nei tuoi confini. Se esci dal giro, fai ingerenza, violi la privacy. E sono guai seri.

    Un altro esempio? Tu scrivi (Cor 1 1,23): “Noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani”. La seconda parte è ok. Adesso come 2000 anni fa (anche se con i giudei esistono interessanti punti d’incontro!). È la prima parte che scricchiola un po’. Lasciamo stare i crocifissi nelle scuole. Il problema è che stanno anche scomparendo da tante chiese, per lasciare il posto a cristi paciocconi e rassicuranti che sembrano dire: “ma che croce… e croce… chi vuol essere mio discepolo, realizzi i suoi desideri, trovi un giusto equilibrio di vita e segua… se stesso”. Paolo mio, sii sincero, ti ci ritrovi?

    Se me lo permetti, continuerei ad infierire citando la tua Lettera ai Romani (3,23): “tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio”. Questo non lo puoi più dire. Oggi non c’è quasi più nessuno che si sente peccatore. Se ti azzardi a dire: questo o quello è un peccato, subito scatta una denuncia. Ciò che ai tuoi tempi era peccato oggi è quasi tutto diritto. Come dici? Cose del mondo? No, no… anche cose di chiesa. Garantisco!

    Non sei ancora convinto? Eccoti allora Ef 5,25: “voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei”. Sarebbe bello, vero? Però oggi si dice che la vita è troppo lunga per restare fedeli ad una sola donna o un solo uomo per sempre. Meglio variare. C’è più gusto. Per la cronaca, anche l’infedeltà coniugale non è più peccato.

    E non illuderti che ti vada meglio con la tua tirata della I Corinti (non ti metto la citazione, qui!): “Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità etc etc..”. Abbiamo pensato bene di tradurre “agape” con amore. A-M-O-R-E, capisci?? Quello che strugge il cuore, quello delle carte dei cioccolatini, quello che fa rincretinire i cinquantenni insoddisfatti e li fa partire per Santo Domingo (non lo cercare, in Paradiso non c’è!) a caccia di carne fresca. Il tuo bell’agape ridotto ad un guazzabuglio ormonale o a uno spot publicitario!

    Ti vedo intristito! Scusa non volevo rovinarti il compleanno. È che – capiscimi! – un po’ di amarezza me la devi passare.

    Ma non sono un vecchio conservatore brontolone e nostalgico (cioè un po’ sì, ma non solo!).

    Con un piccolo sforzo, anch’io vedo che il buio più buio si dirada… lo insegni tu. Allo spezzare del pane, sulla via di Damasco, in catene, nell’areopago, ecco migliaia di sorelle e fratelli che hanno le tue parole impresse nello spirito, perché non hanno chiuso le porte a Cristo. Essi sono le membra del corpo che è la chiesa. E questo “corpo” respira, vive nella storia.

    E si fa lievito.

    E dilaga tra le genti nonostante le violenze, nonostante le mediocrità, nonostante le cadute, nonostante le miserie, perché “Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio. Ed è per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione perché, come sta scritto: Chi si vanta si vanti nel Signore” (1 Cor 1, 27-32).

    Queste non sono nemmeno metà delle cose che volevo scriverti, ma tant’è.

    Tanti auguri, fratello Paolo.

    E grazie di tutto!

     
    June 28

    Fedeltà alla fede

     

    La solennità degli apostoli Pietro e Paolo ci suggerisce una riflessione sulla fedeltà. L’esempio di Pietro e di Paolo ci ricorda che dovremmo vivere fedeli alla nostra fede, al nostro “credo”, a Cristo. Ed è una fedeltà che dura tutta la vita, in tante piccole cose. Diceva Sant’Agostino: “Le piccole cose sono veramente piccole, ma essere fedeli nelle piccole cose diventa una cosa grande”.

    La nostra coerenza morale deve misurarsi con le difficoltà e le tentazioni di ogni giorno. La nostra ricompensa sarà solo la pace interiore. I cristiani sono chiamati anche “fedeli” proprio per questo! Fedeli alla fede, dobbiamo essere; fedeli alla giustizia; fedeli all’amore; fedeli agli impegni presi nel Battesimo; fedeli alla vocazione cristiana. In una parola: “La fede ci obbliga alla fedeltà” (Paolo VI).

    La fede è prima di tutto fedeltà paziente, sostenuta, dalla speranza. Ricordiamoci che il Vangelo trasmesso dagli apostoli, è lievito della storia, non esplosivo; è fermento, non veleno; è acqua che feconda, non diluvio che distrugge. La grandezza di un cristiano, si misura nella fedeltà quotidiana, nel recitare bene la parte che Dio ci ha assegnato nell’immenso disegno della storia. E stiamo certi che, vivendo in questo modo, potremo ricevere lo stesso onore degli Apostoli!

     

    June 19

    Attenzione al contagio!

     
    Comunicare le emozioni…” così incominciava la traccia del tema di attualità della Matura 2008. Svolgimento… ah no, non è questo il luogo e il momento… Non so neanche se i ragazzi lo scrivono ancora o è rimasto un ricordo per quelli del secolo scorso. Facciamo un passo alla volta. Come diceva Fantozzi, dalla fonte altissima di sapere quale è Wikipedia: “Dicesi emozioni… caratteristica presente in tutti gli essere viventi che implica una reazione cognitiva e fisica, prevalentemente improvvisa, ad uno stimolo. Quindi, sono intese come uno stato affettivo di tipo fuggevole. E poi secondo uno schema di uno psicologo, il sommo autore di Wikipedia inserisce tra le emozioni elementi tipici della fede cristiana: l’allegria, la vergogna, l’ansia, la rassegnazione, la gelosia, la speranza, il perdono, l’offesa, la nostalgia, il rimorso, la delusione. Ma la fede è tutta un’emozione?
    Si dice che c’è gente che vive di emozioni. Fra questa gente, sono compresi i giovani, oltre che i sempre ciucchi, i cannati, e quelli che si fanno… Brutto paragone, no? Eppure molti giovani, vivono passando fra le braccia di una ragazza e l’altra, nella gioia e nell’afflizione di continuo, oppure essendo spugne di tutto. E questi sono i nostri giovani, quelli che escono da scuola come da un concerto rock, quelli che portano pantaloni calati a terra, con l’ombelico fuori e solo vivono emozioni, proprio come le emoticon di Messenger, ma non hanno un senso nella vita, vivono sbattuti da una panca all’altra di un pub… di più non fanno…
    Ma è proprio così? Sono tutti così? Penso che i ragazzi dei nostri oratori, che portano anche pantaloni calati e con l’ombelico fuori, vivano anche di emozioni, come tutti i ragazzi della loro età, ma non solo e con una marcia in più! La catalogazione delle emozioni secondo lo psicologo di prima sono la vera spinta dei nostri giovani: l’allegria, la speranza, il perdono, il fare qualcosa per gli altri, soprattutto i più piccoli. Bisogna contagiare tutti con questa “brutta malattia”!
     
    June 12

    Emergenza educativa cercasi

     

    Negli scorsi giorni, tutti i vescovi italiani si sono riuniti in Assemblea, e fin qui nulla di strano. Sono stati invitati anche alcuni esponenti del mondo giovanile, chiamati a prendere parte ai lavori perché il tema principale era molto intrigante: Giovani e Vangelo: percorsi di evangelizzazione ed educazione.

    Neppure noi li giudichiamo, vogliamo piuttosto dare loro fiducia: sappiamo che sono profondamente buoni, e insieme spesso smarriti, alla ricerca di ideali non fittizi, per cui spendere la vita. E talvolta la sanno generosamente spendere fino al sacrificio! Il problema dei giovani sono gli adulti.(card. Angelo Bagnasco Presidente CEI, Prolusione, 26 maggio 2008). Una risposta a quest’ultima frase è la lettera della 17enne che riporto sotto, già apparsa su Famiglia Cristiana e a cui rimando per una visione più estesa.

     

    Sono una diciassettenne, con tanta rabbia dentro per il trattamento riservato alla mia generazione. Non ritengo d’essere né bigotta, né tradizionalista, ma non per questo sono disposta ad accettare quel che vedo, che non mi piace per niente.

    La mia generazione va alla deriva, sembra condannata a non risollevarsi. Gli adulti fanno appello ai ragazzi e al loro buonsenso, perché non buttino via la loro vita. Mi si potrebbe obiettare: “Ma siete così!”. Non è vero.

    Perché avvallate questi comportamenti, come se non avessimo alternative? Siete proprio voi adulti a simpatizzare con le nuove generazioni; e a dire che dobbiamo bere e drogarci, che le ragazzine devono ricoprirsi di fondotinta e imbottirsi il reggiseno, e che, a 12 anni, è normale fare sesso. Chi si comporta diversamente, per voi è un “appestato”.

    Sono anormale solo perché credo che la mia generazione non meriti di finire strafatta in discoteca o schiantata contro un palo? O perché penso che “godersi la vita” non vuol dire fare sesso precoce, bere fiumi di alcol o iniettarsi droghe varie? Devo pensare che chi scrive “truccatevi e fate sesso” vi piace più di chi dice “rispettate i sentimenti veri”? Salvo poi stracciarvi le vesti, senza assumervi le vostre responsabilità, quando i ragazzi si ammazzano o stuprano le compagne di classe.

    Se i ragazzi non hanno più principi morali, di chi sarà mai la colpa? Se ci tenete a noi ragazzi, fermatevi, siete ancora in tempo, perché non siamo così marci come pensate. Ci sono ancora ragazzi a posto, capaci di cogliere la bellezza della vita, di amare l’arte. Smettetela di fare i finti comprensivi, voi più immaturi di noi. Giù le mani o, alla fine, non servirà a niente piangere in memoria dei vostri poveri figli.

    Una diciassettenne

     

     

     
    June 05

    Don Bosco prete

     

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    5 giugno

    1841 - 2008

    Cappella dell'Arcivescovado di Torino

    167 anni di grazie sacerdotali

    di Don Bosco

    anche per me

    in quest'anno di grazia!