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6月30日 Caro San Paolo, ti scrivo...
Caro Paolo di Tarso, quest’anno ricordiamo il bimillenario della tua nascita... anno più, anno meno. Venti secoli son tanti per tutti e – concedimi di dirtelo chiaro – si sentono! Si faranno iniziative, commemorazioni, convegni di studio… ma il tutto forse avrà un po’ l’odore acre dei vecchi ricordi. Non prendertela, ma certe cose vanno dette. O meglio. Vanno domandate. Sei proprio sicuro che i tuoi scritti, nel 2008, siano ancora leggibili? Il mondo, la chiesa, gli uomini, i cristiani… tutti sono molto cambiati. Non mi segui? Vuoi qualche esempio? Cito dalla una tua lettera a Timoteo: “Annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina”. Ma dove vivi? Oggi non si può più. Siamo in regime di laicità. Devi fare attenzione a cosa dici, dove lo dici e come lo dici. L’occasione deve essere opportuna. Devi stare nei tuoi confini. Se esci dal giro, fai ingerenza, violi la privacy. E sono guai seri. Un altro esempio? Tu scrivi (Cor 1 1,23): “Noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani”. La seconda parte è ok. Adesso come 2000 anni fa (anche se con i giudei esistono interessanti punti d’incontro!). È la prima parte che scricchiola un po’. Lasciamo stare i crocifissi nelle scuole. Il problema è che stanno anche scomparendo da tante chiese, per lasciare il posto a cristi paciocconi e rassicuranti che sembrano dire: “ma che croce… e croce… chi vuol essere mio discepolo, realizzi i suoi desideri, trovi un giusto equilibrio di vita e segua… se stesso”. Paolo mio, sii sincero, ti ci ritrovi? Se me lo permetti, continuerei ad infierire citando la tua Lettera ai Romani (3,23): “tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio”. Questo non lo puoi più dire. Oggi non c’è quasi più nessuno che si sente peccatore. Se ti azzardi a dire: questo o quello è un peccato, subito scatta una denuncia. Ciò che ai tuoi tempi era peccato oggi è quasi tutto diritto. Come dici? Cose del mondo? No, no… anche cose di chiesa. Garantisco! Non sei ancora convinto? Eccoti allora Ef 5,25: “voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei”. Sarebbe bello, vero? Però oggi si dice che la vita è troppo lunga per restare fedeli ad una sola donna o un solo uomo per sempre. Meglio variare. C’è più gusto. Per la cronaca, anche l’infedeltà coniugale non è più peccato. E non illuderti che ti vada meglio con la tua tirata della I Corinti (non ti metto la citazione, qui!): “Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità etc etc..”. Abbiamo pensato bene di tradurre “agape” con amore. A-M-O-R-E, capisci?? Quello che strugge il cuore, quello delle carte dei cioccolatini, quello che fa rincretinire i cinquantenni insoddisfatti e li fa partire per Santo Domingo (non lo cercare, in Paradiso non c’è!) a caccia di carne fresca. Il tuo bell’agape ridotto ad un guazzabuglio ormonale o a uno spot publicitario! Ti vedo intristito! Scusa non volevo rovinarti il compleanno. È che – capiscimi! – un po’ di amarezza me la devi passare. Ma non sono un vecchio conservatore brontolone e nostalgico (cioè un po’ sì, ma non solo!). Con un piccolo sforzo, anch’io vedo che il buio più buio si dirada… lo insegni tu. Allo spezzare del pane, sulla via di Damasco, in catene, nell’areopago, ecco migliaia di sorelle e fratelli che hanno le tue parole impresse nello spirito, perché non hanno chiuso le porte a Cristo. Essi sono le membra del corpo che è la chiesa. E questo “corpo” respira, vive nella storia. E si fa lievito. E dilaga tra le genti nonostante le violenze, nonostante le mediocrità, nonostante le cadute, nonostante le miserie, perché “Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio. Ed è per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione perché, come sta scritto: Chi si vanta si vanti nel Signore” (1 Cor 1, 27-32). Queste non sono nemmeno metà delle cose che volevo scriverti, ma tant’è. Tanti auguri, fratello Paolo. E grazie di tutto! 6月28日 Fedeltà alla fede
La solennità degli apostoli Pietro e Paolo ci suggerisce una riflessione sulla fedeltà. L’esempio di Pietro e di Paolo ci ricorda che dovremmo vivere fedeli alla nostra fede, al nostro “credo”, a Cristo. Ed è una fedeltà che dura tutta la vita, in tante piccole cose. Diceva Sant’Agostino: “Le piccole cose sono veramente piccole, ma essere fedeli nelle piccole cose diventa una cosa grande”. La nostra coerenza morale deve misurarsi con le difficoltà e le tentazioni di ogni giorno. La nostra ricompensa sarà solo la pace interiore. I cristiani sono chiamati anche “fedeli” proprio per questo! Fedeli alla fede, dobbiamo essere; fedeli alla giustizia; fedeli all’amore; fedeli agli impegni presi nel Battesimo; fedeli alla vocazione cristiana. In una parola: “La fede ci obbliga alla fedeltà” (Paolo VI). La fede è prima di tutto fedeltà paziente, sostenuta, dalla speranza. Ricordiamoci che il Vangelo trasmesso dagli apostoli, è lievito della storia, non esplosivo; è fermento, non veleno; è acqua che feconda, non diluvio che distrugge. La grandezza di un cristiano, si misura nella fedeltà quotidiana, nel recitare bene la parte che Dio ci ha assegnato nell’immenso disegno della storia. E stiamo certi che, vivendo in questo modo, potremo ricevere lo stesso onore degli Apostoli!
6月19日 Attenzione al contagio!“Comunicare le emozioni…” così incominciava la traccia del tema di attualità della Matura 2008. Svolgimento… ah no, non è questo il luogo e il momento… Non so neanche se i ragazzi lo scrivono ancora o è rimasto un ricordo per quelli del secolo scorso. Facciamo un passo alla volta. Come diceva Fantozzi, dalla fonte altissima di sapere quale è Wikipedia: “Dicesi emozioni… caratteristica presente in tutti gli essere viventi che implica una reazione cognitiva e fisica, prevalentemente improvvisa, ad uno stimolo. Quindi, sono intese come uno stato affettivo di tipo fuggevole”. E poi secondo uno schema di uno psicologo, il sommo autore di Wikipedia inserisce tra le emozioni elementi tipici della fede cristiana: l’allegria, la vergogna, l’ansia, la rassegnazione, la gelosia, la speranza, il perdono, l’offesa, la nostalgia, il rimorso, la delusione. Ma la fede è tutta un’emozione?
Si dice che c’è gente che vive di emozioni. Fra questa gente, sono compresi i giovani, oltre che i sempre ciucchi, i cannati, e quelli che si fanno… Brutto paragone, no? Eppure molti giovani, vivono passando fra le braccia di una ragazza e l’altra, nella gioia e nell’afflizione di continuo, oppure essendo spugne di tutto. E questi sono i nostri giovani, quelli che escono da scuola come da un concerto rock, quelli che portano pantaloni calati a terra, con l’ombelico fuori e solo vivono emozioni, proprio come le emoticon di Messenger, ma non hanno un senso nella vita, vivono sbattuti da una panca all’altra di un pub… di più non fanno…
Ma è proprio così? Sono tutti così? Penso che i ragazzi dei nostri oratori, che portano anche pantaloni calati e con l’ombelico fuori, vivano anche di emozioni, come tutti i ragazzi della loro età, ma non solo e con una marcia in più! La catalogazione delle emozioni secondo lo psicologo di prima sono la vera spinta dei nostri giovani: l’allegria, la speranza, il perdono, il fare qualcosa per gli altri, soprattutto i più piccoli. Bisogna contagiare tutti con questa “brutta malattia”!
6月12日 Emergenza educativa cercasi
Negli scorsi giorni, tutti i vescovi italiani si sono riuniti in Assemblea, e fin qui nulla di strano. Sono stati invitati anche alcuni esponenti del mondo giovanile, chiamati a prendere parte ai lavori perché il tema principale era molto intrigante: Giovani e Vangelo: percorsi di evangelizzazione ed educazione. “Neppure noi li giudichiamo, vogliamo piuttosto dare loro fiducia: sappiamo che sono profondamente buoni, e insieme spesso smarriti, alla ricerca di ideali non fittizi, per cui spendere la vita. E talvolta la sanno generosamente spendere fino al sacrificio! Il problema dei giovani sono gli adulti.” (card. Angelo Bagnasco Presidente CEI, Prolusione, 26 maggio 2008). Una risposta a quest’ultima frase è la lettera della 17enne che riporto sotto, già apparsa su Famiglia Cristiana e a cui rimando per una visione più estesa.
Sono una diciassettenne, con tanta rabbia dentro per il trattamento riservato alla mia generazione. Non ritengo d’essere né bigotta, né tradizionalista, ma non per questo sono disposta ad accettare quel che vedo, che non mi piace per niente. La mia generazione va alla deriva, sembra condannata a non risollevarsi. Gli adulti fanno appello ai ragazzi e al loro buonsenso, perché non buttino via la loro vita. Mi si potrebbe obiettare: “Ma siete così!”. Non è vero. Perché avvallate questi comportamenti, come se non avessimo alternative? Siete proprio voi adulti a simpatizzare con le nuove generazioni; e a dire che dobbiamo bere e drogarci, che le ragazzine devono ricoprirsi di fondotinta e imbottirsi il reggiseno, e che, a 12 anni, è normale fare sesso. Chi si comporta diversamente, per voi è un “appestato”. Sono anormale solo perché credo che la mia generazione non meriti di finire strafatta in discoteca o schiantata contro un palo? O perché penso che “godersi la vita” non vuol dire fare sesso precoce, bere fiumi di alcol o iniettarsi droghe varie? Devo pensare che chi scrive “truccatevi e fate sesso” vi piace più di chi dice “rispettate i sentimenti veri”? Salvo poi stracciarvi le vesti, senza assumervi le vostre responsabilità, quando i ragazzi si ammazzano o stuprano le compagne di classe. Se i ragazzi non hanno più principi morali, di chi sarà mai la colpa? Se ci tenete a noi ragazzi, fermatevi, siete ancora in tempo, perché non siamo così marci come pensate. Ci sono ancora ragazzi a posto, capaci di cogliere la bellezza della vita, di amare l’arte. Smettetela di fare i finti comprensivi, voi più immaturi di noi. Giù le mani o, alla fine, non servirà a niente piangere in memoria dei vostri poveri figli. Una diciassettenne
6月5日 Don Bosco preteVillaggio vacanze del Signore
Domenica scorsa sono stato all’oratorio di Brike, allo stage full immersion, degli animatori della prossima estate. Grande giornata! Come un buon internauta che ha bisogno di uno spunto per scrivere, ho provato a cercare su san google. Nel mio search ho provato a inserire “animatori”. E mi trovo di fronte a 2.460.000 pagine. Wow! L’animazione ha ancora qualcosa da dire al mondo d’oggi! Ma poi guardo bene, mi metto gli occhiali da pc, … e non ci posso credere! In quasi tutti i casi, le agenzie di animazione cercano animatori per eventi, feste, fiere, matrimoni, spettacoli, servizi turistici, di villaggi vacanze, ballerini, cabarettisti, hostess… E i nostri animatori? Poco si parla di loro. È vero: non si cercano ragazzi come i “nostri”, ragazzi che si danno gratis, ragazzi che non hanno orario per altri ragazzi come loro, più piccoli, ragazzi che hanno voglia di “formarsi” non tanto a fare bottigliette di sale, origami, bans ecc… lo fanno anche gli animatori per eventi, feste, fiere, matrimoni, spettacoli, servizi turistici, di villaggi vacanze, ballerini, cabarettisti, hostess! Forse anche meglio perché vogliono solo far divertire! Invece nei nostri Centri estivi, che si attivano d’estate in tutte le parrocchie, cerchiamo di fare un “Villaggio vacanze del Signore”. È Gesù il Padrone di Casa, è Lui che ha convocato animatori e ragazzi per questa estate. Sì: facciamo nicchia nell’animazione, siamo speciali perché rendiamo “educativi” ciò che facciamo: dalle gite, alla piscina, al gioco… Ma come fare? Ragione, Religione, Amorevolezza: aiutati dai Novizi salesiani, i ragazzi hanno riflettuto sul sistema preventivo di Don Bosco, ancorato a questi tre pilastri, per fare dei giorni estivi luogo di educazione cristiana. Ma è quello che ci ripete fino alla noia il Santo Padre Benedetto XVI: “Dio è amore”, “Fides et ratio”: non basta la fede se non è unita alla ragione, di fede nuda e cruda non si vive! Altri termini, altre epoche storiche, ma stesso modo di amare gli uomini! La Ragione, Religione, Amorevolezza (R+R+A) è una formula che ha fatto diventare molti santi. E non è copiabile da nessuno, neanche dai cabarettisti più bravi!
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