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    March 28

    ABC della croce!

     

    Vorrei precisare che ogni post nasce dalla vita, dal contatto con situazione concrete, storie e persone... e questo è un post un po’ impegnativo e lungo.

    In questi giorni molti hanno ironizzato facendo passare il Papa e la Chiesa per pazzi, mettendo sulle labbra del Papa parole da lui mai pronunciate, ovvero che avrebbe detto che "il preservativo non serve per la lotta contro l'AIDS". Il Papa non ha affermato questo. Perché stravolgere le cose? Nell’intervista a cui si fa riferimento stravolgendo il discorso, il Papa indica la vera soluzione, con due modalità: un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro; una vera amicizia anche e soprattutto per le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, ad essere con i sofferenti. A questo punto emerge la vera cultura che già da tempo si sta tentando di introdurre in Europa. L’esercizio caotico e capriccioso in tutte le salse della sessualità (direi meglio della genitalità, perché la sessualità è qualcosa di più sublime), e contemporaneamente la pretesa di evitare malattie assumendo il preservativo. La dottrina cattolica, sostenuta dal buon senso e dalla concezione personalistica, invece la pensa esattamente al contrario. Per debellare completamente l’AIDS l’unica soluzione è ritornare ad una vita sessuale vissuta razionalmente e non caoticamente. Purtroppo la codificazione ufficiale della concezione materialistica è stata attuata nella tristemente famosa Conferenza del Cairo del 1994 nella quale sono stati del tutto difesi e legittimati i cosiddetti diritti sessuali. Il messaggio emerso è il seguente: tu hai il diritto di vivere la tua sessualità come ti pare; nessuno te lo deve impedire perché è un tuo diritto. Quindi spazio libero ad ogni capriccio. La maturità non consiste nell’equilibrio delle facoltà ma nella capacità di evitare da una parte gravidanze indesiderate e dall’altra parte malattie come l’AIDS. Da quel momento il mondo è stato invaso di preservativi, anche distribuiti gratis anche nelle nostre scuole. Con tanta gioia delle lobby farmaceutiche ed industrie che possono fare soldi a palate e dei benpensanti i quali ormai si sentono autorizzati a dare spazio a qualsiasi tipo di comportamento e guai a chi obietta: si dice che sono bacchettoni e vanno contro un loro sacrosanto diritto. A questo punto sorge un’ovvia domanda: dato che il mondo è stato inondato di preservativi e se è vero che sono la vera panacea ai mali, l’AIDS dovrebbe essere stato debellato da tempo. Come mai invece è in crescita? Vuol dire che qualche cosa non ha funzionato.

    E’ proprio questo che Benedetto XVI ha voluto chiarire. L’unico vero rimedio è il ritorno a una umanizzazione della sessualità. Questo non è solo il pensiero di un Papa, ma corrisponde al magistero secolare della Chiesa. Inoltre non è necessario essere cattolici per capire questo elementare principio. Ci sono operatori sanitari, attivisti delle ONG, pensatori, gente comune, ma specialmente medici seri di qualunque credo religioso che sono dello stesso parere.

    Il medico Filippo Ciancia, che da anni lavora in Uganda, ci informa in un’intervista su Avvenire che “Il governo ugandese ha laicamente lanciato con successo la strategia dell’ABC” e spiega: “Alle persone viene consigliata l’astensione dai rapporti (Abstinence), la fedeltà al partner (Being faithful) e – in casi molto particolari e solo per certe, limitate categorie di persone – l’uso corretto del profilattico (Condom use)”.

    Ha ragione il Papa: “Siamo di fronte a una tragedia che non può essere vinta solo con i soldi”.

    I cristiani sono da sempre sulla Croce, ma se c’è Gesù sulla Croce siamo in buona compagnia! Se il posto di Gesù è lasciato libero, anche i cristiani non sono al loro posto!

     

    March 20

    Tariffa agevolata per il cielo!

     

    Continuando a leggere il Messaggio del Santo Padre per la XXIV Giornata Mondiale della Gioventù, che si celebrerà a livello diocesano la prossima Domenica delle Palme, B16 stesso ci presenta come compagno di cammino dei giovani Saulo-Paolo, un giovane come tanti, di venti o venticinque anni. La via di Damasco è la scena del suo incontro con Gesù, come è raccontato nel capitolo 9 degli Atti degli Apostoli. Su questa via immaginaria di tante strade del mondo intero, Saulo fu trasformato dall’Amore incontrato nella persona di Gesù. La speranza si è fatta carne e sangue in Gesù Cristo!

    Il “Non abbiate paura” del Servo di Dio Giovanni Paolo II è qui richiamato Santo Padre Benedetto XVI. Per noi, ad esempio, prendere una decisione importante per il futuro, cambiare città, chiudere una storia, rendersi indipendenti, sono situazioni in cui ci si può sentire smarriti, impauriti. Ancor più quando non sono con te le persone che ti hanno sempre sostenuto. Il Papa ci ricorda che anche in questi momenti non siamo soli e che non c’è nulla da temere. Ci indica una speranza che può darci la forza di crescere e di compiere le scelte giuste. L’annuncio è il Vangelo si sempre, ma il Messaggio per la prossima GMG mostra quanto siano attuali le parole di Gesù nella società di oggi, provata dalla crisi economica e dalla precarietà di lavoro, dove non è facile neppure identificare i “cattivi maestri”.

    Come Paolo, così Gesù vuole incontrare ciascuno di noi giovani! Il Papa offre una “mini-catechesi sulla preghiera ai giovani”, per familiarizzare con il Signore, da soli e insieme agli altri fratelli. Pregare è avere una tariffa agevolata per telefonare in cielo! Non si paga niente e il frutto è il dono dello Spirito Santo. Certamente il punto di partenza è quel “nutrirsi di Cristo”: il regalarsi con fedeltà degli spazi di ascolto e di meditazione della Parola di Dio oltre che i Sacramenti, ci permette di conoscere sempre di più il Suo Volto. Il Papa, come GP2, manda i giovani per essere testimoni della “grande speranza”, il Risorto, e invita a fare scelte che manifestino la fede, scelte operative e liberanti al servizio del bene comune e della verità, con gioia e con tanta pace interiore.

    Mentre scrivo nella mia nuova casa guardo la distesa del mare. A Maria, invocata sotto il titolo di “Stella del mare”, il Santo Padre Benedetto XVI affida le speranze dei giovani perché cerchino e trovino la “grande speranza”, Gesù Cristo Risorto.

    Queste sono le parole di San Bernardo che l’atteggiamento e la speranza di tutti i giovani:

    Tu che nell’instabilità continua della vita presente, ti accorgi di essere sballottato tra le tempeste più che camminare sulla terra, tieni ben fisso lo sguardo al fulgore di questa stella, se non vuoi essere spazzato via dagli uragani. Se insorgono i venti delle tentazioni e ti incagli tra gli scogli delle tribolazioni, guarda alla stella, invoca Maria... Nei pericoli, nelle angustie, nelle perplessità, pensa a Maria, invoca Maria... Seguendo i suoi esempi non ti smarrirai; invocandola non perderai la speranza; pensando a lei non cadrai nell’errore. Appoggiato a lei non scivolerai; sotto la sua protezione non avrai paura di niente; con la sua guida non ti stancherai; con la sua protezione giungerai a destinazione(Omelie in lode della Vergine Madre, 2,17).

    La preghiera a Maria è una via facile, breve, perfetta, sicura per raggiungere il Signore. Anche per noi, l’intercessione diventa impegno di fedeltà per tutti per telefonare in cielo: respice stellam, voca Mariam (guarda alla stella, invoca Maria). (Conclusione).

     

    March 16

    Giovani testimoni

     

    Come l’hanno definito i media di tutto il mondo, Benedetto XVI è il “Papa teologo”… come se un Papa potesse fare a meno della teologia per fare il suo mestiere! Ebbene, il Papa teologo, in quello che pronuncia o scrive è molto semplice, immediato, che possano capirlo tutti. Questo è il frutto di una grande intelligenza collegata al “modo di accendere il cervello”, cioè al modo di far sentire a casa i bambini, giovani, adulti, preti e vescovi, fino ai diplomatici, con il loro proprio linguaggio. E così facendo avvicina molto le persone. Soprattutto in quelli che sono qualificati come “Messaggi” scritti penso che B16 è attento a far questo!

    Mercoledì 4 marzo è stato reso noto dalla Sala Stampa Vaticana il Messaggio del Santo Padre per la XXIV Giornata Mondiale della Gioventù: tre pagine che vi invito a leggere prima di Pasqua. Ogni GMG ha un tema, tratto dalla Parola di Dio, ma bisogna leggere il Messaggio per capire il perché di quel versetto.

    Cari amici”: incominciano così le parole di B16. Il Papa si rivolge ai giovani chiamandoli amici: sì, il Pietro d’oggi ci considera suoi amici, molto familiarmente. Dopo aver ringraziato il Signore per la GMG vissuta a Sydney nell’estate scorsa, programma il percorso formativo comune fino al 2010. Poi le singole Conferenze Episcopali avranno il modo e l’opportunità di svolgere i temi com’era stato prima di Sydney. È singolare che l’icona biblica per il 2010 sia il giovane ricco come è avvenuto nella Lettera Apostolica Dilecti amici di Giovanni Paolo II per l’anno internazionale della gioventù del 1985 che ha dato il via alle GMG.

    Ancora la speranza è il messaggio del Messaggio per il 2009. Sì, ancora speranza! Dopo aver dedicato una Lettera Enciclica alla speranza (Spe salvi), ce la fa leggere ora, a poco a poco, in sintesi e in pillole, collegandola ai fatti di Sydney. La questione della speranza è al centro della nostra vita di esseri umani. La giovinezza in particolare è tempo di speranza, perché guarda al futuro con l’aspettativa di riuscire in tutto. Affiorano domande di fondo, domande importanti. Dall’altra parte, questi interrogativi diventano pressanti per i giovani quando ci si deve misurare con ostacoli e difficoltà che sembrano difficili da risolvere. Il Papa domanda: dove attingere e come tener viva nel cuore la fiamma della speranza? L’oblio di Dio, vivere come se non esistesse: ecco la causa del nostro smarrimento. E poi cita i comportamenti a rischio di cui tanti giovani sono vittime.

    Aiuto: B16 va in depressione! Invece si chiede con coraggio come annunciare o ri-annunciare la speranza a questi giovani. Insomma, B16 vuole trovare una soluzione: giovani evangelizzatori dei giovani, giovani testimoni che annuncino ai giovani il vero volto di Dio Amore! (1° parte).

     

    March 05

    Armagheddon... e il senso del bello

     
    Tempo di vivificazione, questa Quaresima: così come Gesù, inoltrandosi nel deserto, ha scelto quale Messia essere, così anche noi, in questi quaranta giorni, siamo invitati a chiederci quali persone siamo diventate e come vogliamo vivere. Permettiamo alla nostra anima di raggiungerci, fermandoci un poco, permettiamo al nostro dentro di riappropriarsi della nostra vita. Attraverso la preghiera quotidiana, il digiuno, l'attenzione ai poveri, possiamo – sul serio – preparare la nostra conversione alla gioia, preparaci alla Pasqua di resurrezione.
    Sorrido sempre, leggendo dell’“alto monte” riportato da Marco; sono rimasto un po' deluso salendo al Tabor, graziosa collina battuta dal vento che domina la pianura di Armagheddon. Eppure in quel luogo straordinario (ancora oggi!), di una bellezza selvaggia, che possiede una forza misteriosa, Gesù ha voluto portare i suoi a vedere il suo vero volto. Nella solitudine e nella preghiera, Dio si è mostrato in tutta la sua seducente bellezza, perché soprattutto nell'interiorità Dio svela il suo volto. Ed è stato stupore, gioia, ebbrezza: Gesù che parla con Mosè ed Elia (la Legge e i Profeti) a confermare la sua messianicità, la nube, ricordo della nube primordiale che aleggiava sulle acque della creazione, il timore che prende Pietro e gli altri, perché di fronte alla maestosità di Dio la nostra arroganza e saccenza svaniscono. Infine, l'affermazione ingenua e divertente di Pietro: “è bello per noi restare qui, Maestro”. Era bello restare sul Tabor, alla sera precedente di uno schabat del mese di agosto scorso: qui c’era vento dello Spirito, il vento leggero di Elia.
    Abbiamo urgente, assoluto bisogno di recuperare il senso del bello nella nostra vita. La bellezza risulta essere una straordinaria forza che ci attira verso Dio, che in sé è armonia, pienezza, verità. Quante volte mi viene da dire, a chi mi chiede della fede: è bello credere. È bello e svela in me e negli altri l’intima e nascosta bellezza che lega le persone, gli avvenimenti, le emozioni.
    Quanti uomini e donne, nella storia, si sono avvicinati alla fede perché attratti dalla bellezza del Cristo, dalla sua ineguagliata umanità, dalla sua profonda tenerezza, dalla sua stupefacente maturità. Sì: è bello essere qui, Signore, è bello essere tuoi discepoli.
    Non avete mai avuto il fiato mozzato dalla percezione di una diga che, dentro il vostro cuore, stava allagando la vostra vita? Quella sera in montagna, nel silenzio assordante della natura, quel viaggio in quel monastero, la veglia di preghiera che vi ha preso particolarmente, un pellegrinaggio... esiste per tutti il Tabor: il momento in cui, per un attimo, facciamo l'assoluta esperienza di Dio, l'esperienza dell'Assoluto di Dio.
    Certo: il rischio è quello di restare chiusi nell'emozione, di legarsi troppo alla percezione senza aprirsi alle conseguenze di vita di questo incontro. Così gli apostoli, scesi dal Tabor, dovranno salire su un’altra collina: il Golgota. Lì la loro fede sarà macinata, seminata, purificata con il fuoco del martirio. Senza coinvolgimento, senza reale bellezza, senza entusiasmo, è difficile essere credenti, è difficile restare cristiani. Davvero il Tabor è la collina di San Maurizio! Ora tocca a noi!