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    February 27

    L'Amore sprecato

    Navigando sul mare di Internet - mare che fa cultura in questo tempo in cui la cultura è forse wikipedia, e forse neanche quella - mi sono imbattuto quasi per caso in un video pubblicitario sul sito dei video YouTube. È uno spot del Ministero della Salute per la lotta contra l’AIDS. A parte le considerazioni morali – ce ne sarebbero molte! - su questo genere di spot prodotti dal Ministero e pagati da tutti i contribuenti, mi sono concentrato su tre frasi quasi da Baci perugina che mi hanno fatto riflettere.

    “Un piccolo gesto di responsabilità può evitare una malattia terribile”: una bella frase, che potrebbe anche essere commovente, se non fosse che i due giovani protagonisti – certamente non sposati! - si fiondano a comprare un pacchettone extra di profilattici.

    I cattolici – si spera – sono rimasti tra i pochi a ritenere che i rapporti sessuali sono gesti d’amore propri del matrimonio (e non ginnastica fantasiosa). E matrimonio sacramento, per di più! Come pure che la sessualità è un dono di Dio che non può essere “incellofanata” come un prodotto da supermercato….

    Tornando al tema: che cosa è responsabilità? Comprare i profilattici o non trasmettere la malattia? Quale responsabilità c’è nello sfogare i propri istinti sessuali col primo  – o il secondo – che capita? Ma poi: possibile che tutti i giovani siano a rischio di contagio? E poi nello spot non vengono nemmeno chiamati anti-concenzionali, perché una parte di cattolici forse avrebbe sollevato qualche obiezione. Anche se qualcuno dice che i cristiani cattolici romani sono d’accordo su tutti i temi che propone la Santa Chiesa di Dio eccetto la morale sessuale! È come se anche i cristiani cattolici, passatemi l’espressione, tenessero “Dio al di fuori del letto”: guai se fai un figlio! O meglio: solo quando vuoi tu, non importa se sei sposato o no! … faccio le cose un po’ pesanti?

    La frase che mi ha colpito di più è pero: “Nell’amore non rischiare”. Ogni riferimento sessuale è escluso, anche se è compreso in tutto il pacchetto. Gesù, al contrario, dice di rischiare, di amare fino alla fine, di amare anche se non si è corrisposti … e questi del Ministero vengono a dire il contrario? Forse perché dentro la parola “amore” ci mettono tutt’altro. Quanti sono catechisti ed educatori non fanno con la loro vita e non insegnano a rischiare nell’amore? È come se ai ragazzi che vedranno o sentiranno questo messaggio pubblicitario fosse detto: “Vuoi bene ma attenzione a non farti fregare”. Già, fregare: Gesù è il profumo sprecato, riferendosi all’unzione prima della Passione; Egli è il vaso di profumo spezzato dal martello che ha inchiodato il Figlio di Dio in croce! La logica di Dio non è ottenere ma sprecare il Suo Figlio perché porti frutto!

    “Rispetta la vita, te stesso, gli altri”. Qui viene la conclusione dello spot. Altra bella frase, quasi da scrivere come augurio! Nel contesto del video il rispetto della vita vuol dire morte! Buon funerale alla vita, a noi stessi, agli altri, all’amore, alla responsabilità intesa in questo modo! Ma se lo “spreco” di Gesù resta, allora canteremo le lodi di Dio perché l’Amore resta per sempre!

    February 22

    Essenziale!

    Mi è stata richiesta una risposta a Matteo, per un problema che potrete leggere sul sito con cui collaboro.

     

    Carissimo Matteo,

    mi fa piacere che tu sia un giovane in ricerca, finalmente c’è qualcuno che ricerca!

    E anche ricerca di una verità! E hai fatto, in buona fede, un po’ di pastis!

    Attacchiamo da capo, cercando di essere precisi e non confondendo nella fede. La liturgia esprime la fede e non va confuso ciò che è accessorio, storico, che nella Chiesa di oggi ha un peso di venti secoli e ciò, sempre nella fede e nella liturgia che la esprime che è essenziale. Ecco quel che è difficile da fare: lasciare l’essenziale e togliere il contorno, anche se è passata tant’acqua sotto i ponti della Chiesa. Dobbiamo ritornare all’Ultima Cena e alla prima comunità cristiana! Il Catechismo della Chiesa Cattolica al n.° 1345 ce ne da un cenno. I n.° 1346-1347 dicono la struttura fondamentale che, attraverso i secoli, si è conservata fino a noi, anche riferendosi al brano dei discepoli a Emmaus (Lc 24,13-35).

    Alla tua zia 82enne non è “piaciuta” la Messa di Natale del Papa in latino. Forse il fattore “estetico” non può piacere, come ad es. non mi piace la maglia che tu hai, oppure il camice o la casula del Papa, ma niente di più. Per la grande diffusione della Messa di Natale del Papa in tutto il mondo, ma anche per altri riti presieduti dal Papa, anche per tradizione, sono celebrati in latino, non tanto per coloro che guardano la TV, quanto per coloro che partecipano realmente a Roma e che sono del mondo intero. Infatti tua zia, santa donna!, ha visto una trasmissione alla TV, si è unita alle preghiere, le letture anche se in latino, la predica in italiano, ha ricevuto la benedizione che, in questi casi, il Papa stesso estende agli ascoltatori della radio e televisione, ma non partecipato alla Messa di Natale come te! Poi se si guarda bene, il Concilio Vaticano II dice bene i confini nei quali si può usare il latino: Sacrosantum Concilium n.° 36: “…deve essere approvata dalla competente autorità ecclesiastica territoriale”… quindi dal Papa. Ora, non è che sia per il latino, ma in certe circostanze che hanno molti partecipanti di tutte le nazioni, tua zia avrebbe capito più facilmente l’inglese o il latino? Almeno sappiamo cosa vuol dire “Pater noster” o “Agnus Dei”… Mi ricordo la Messa alla GMG 2005 a Colonia in tedesco: avessero usato il latino! … non si capiva niente! Ma ritorno all’inizio per noi: cos’è essenziale non per la Messa parrocchiale, ma per le grandi celebrazioni? L’essenziale della Messa è che vengano ripetute dal sacerdote le stesse parole di Gesù: “Prendete e mangiate… prendete e bevete”. La storia, o le tradizione (…si è sempre fatto così…) o le consuetudini sono da considerare ma da non fare diventare il tutto.

    Ad ogni modo, perché il discorso verrebbe molto più lungo, ma se vuoi personalmente possiamo fare un discorso più articolato.

    A riguardo delle altre cose che tu sollevi: la Comunione in piedi o in ginocchio. Nell’Ordinamento generale al Messale Romano che si usa in italiano c’è scritto che la Santa Comunione si può assumere, = mangiare, in piedi o in ginocchio (IGMR n.° 160). È anche stato richiamato nel 2004, quindi quando c’era ancora Giovanni Paolo II, dall’Istruzione Redemptionis sacramentum su alcune cose che si devono osservare ed evitare circa la Santissima Eucaristia: in piedi o in ginocchio, come anche la comunione in bocca o in mano (RS 90-92). L’essenziale qui è la centralità dell’Eucaristia nella nostra vita di credenti. Sì, il Signore è presente nella Parola di Dio, nell’altare simbolo del Cristo, nell’assemblea della comunità cristiana, ma è sacramentalmente presente nelle ostie e nel vino, che non sono più ostie e vino ma Corpo e Sangue di Cristo. Il nostro Dio si fa pane e vino perché noi lo possiamo mangiare ed essere cristificati, cioè proprio resi simili a Cristo. Gli angeli ci invidiamo: vedono Dio ma non possono fare la Comunione! Ci invidiano! Questa breve premessa ti fa capire il chiarimento: non si può trattare il Corpo di Cristo “male”. L’essenziale è il rispetto e l’adorazione facendo la Comunione. Il punto di salvezza è quell’“o” evidenziato. Infatti tutto il mondo non è uguale. Ci sono due possibilità con ampie deroghe, ad es. i malati che non possono stare in piedi, stanno seduti o a letto e ricevono la Comunione.

    Altra cosa è dar le spalle ai fedeli, non per l’omelia come dici, ma per la liturgia eucaristica. In quasi tutte le chiese, oltre l’altar maggiore “vecchio”, si è costruito un altare in cui il presidente è rivolto ai fedeli. Questa è la novità che i fedeli hanno visto dal 1965 in poi e questa è anche per alcuni fedeli e sacerdoti, forse sbagliando, il frutto del rinnovamento liturgico. Ma questa è storia, non è fede! Certo che se proprio non si può costruire l’altare rivolto al popolo, si tiene quello che si ha! Pensa alle cappelle laterali delle nostre chiese, oppure al “museo” della cappella Sistina, in cui “stona” un tavolo in cui si celebra la Messa una volta tanto. Ma questo è storia, bellezza della liturgia, consuetudini che si sono venute ad accumulare durante gli anni.

    Il contatto tra i fedeli e il Don è però un problema diverso. Infatti il Don non va in cerca, o non dovrebbe, di catturare la attenzione della gente facendo “cine”. Voglio dire: se noi abbiamo un “contatto” solo con il sacerdote, potremmo andare ad un conferenza e sarebbe lo stesso! Per così dire, il cristiano nella Messa deve avere il contatto MSN di Dio, e il sacerdote glielo deve fornire, con mezzi adatti ai bambini, adulti, anziani! Allora nella Messa è essenziale che veda il sacerdote in volto oppure che io cerchi e veda il volto di Dio? Ricordati: “l’essenziale è invisibile agli occhi” (Piccolo Principe)

    Forse ho scritto eresie, spero di non andare al rogo!

    Buon cammino di ricerca!

    February 18

    Cercasi navigatore bluethoot

    Vocazione, quaresima e personaggi della Parola di Dio? Proviamo!

    Il primo caso clinico e di denuncia che la Scrittura presenta è quello di Abramo, provenienza Ur dei Caldei. Abramo era pastore: fiutare i pascoli era la sua passione e il suo mestiere. Nella carta d’identità annoverava settantacinque primavere (e altrettanti inverni), convinto che la vita stesse ormai tramontando. Tempo di testamenti da firmare e ricordi da custodire, tempo di passati, di nostalgie e di rimpianti, tempo di verifica, di tristezza, di malinconia… Un Dio inaspettato varca la porta della sua tenda e, proponendogli un’assurdità, gli fa capire che settantacinque anni è l’età giusta per iniziare a vivere. Ed Abramo non ha nemmeno il tempo di capire… Gli dice solo tre cose: “Vattene, Abramo, dalla tua terra”. Cioè: diventa un senza terra! Comply, che augurio!

    Dio dovrebbe sapere che l’uomo soffre il “mal di strada”. L’uomo sogna di conservare, mantenere, proteggere, fare la ronda, investire, sorvegliare, accumulare. Lui, invece, toglie la terra da sotto i piedi, ti scaraventa in avanti, ti fa abbandonare il certo per l’incerto. Ad Abramo dice: “Vattene”. A Mosè dirà: “Va dal faraone e scappa”. A Giosuè dirà: “Entra”. Ad Elia dirà: “Alzati”. Ai discepoli stanchi per il lavoro suggerirà un buon riposo: “Seguitemi, vi farò pescatori di altri mari”. A Pietro, Giacomo e Giovanni dirà trasfigurato “Scendete a valle: il vostro posto è là in mezzo a loro!”. Alla Maddalena, che chiedeva un po’ d’intimità, dirà: "Non mi trattenere. Piuttosto và…”. Ai discepoli confusi e preoccupati per la fine del Maestro dirà: “Andate in tutto il mondo e predicate il mio Vangelo”. In realtà Lui è sincero: promette di esserCi. Ma la sua presenza l’avverti solo quando sei per strada.

    Insomma: sembra che lo faccia apposta. Mai una volta che ti dica: “Non alzarti, allunga il tuo pisolino. Fai un po’ di shopping anche per me. Siediti all’ombra del campanile e bevi un aperitivo. Non prendertela troppo: divertiti che la vita è una sola”.

    Chi accetta di partire la direzione la sa già: “verso il paese che io t’indicherò”. Ma tu ci capiresti qualcosa? Ma “verso il paese che io t’indicherò” non c’è sul mio navigatore satellitare bluetooth! Come faccio ad andare verso…? Unica risorsa, unico appoggio: “Con una Parola come equipaggiamento”. Come dire: “Ora, o stringi la mia mano o stringi la mia mano!”. Questo è il paradosso incredibile e lacerante della fede. Se l’accetti scopri un Dio magnifico: un Dio che ti mette in piedi! E scappa sempre avanti! Il paese promesso è oltre: vietata la nostalgia! Buon cammino!

    February 06

    Cenere e acqua!

    Cenere! Quella che i preti pongono sul capo dei giovani, e gli rovinano i capelli impastati di gel. “Ricordati, uomo, che sei polvere. E polvere ritornerai”: la polvere della torre di Babele, la polvere sbattuta dai calzari, la polvere della casa costruita sulla sabbia. Acqua! Quella che dal catino i parroci versano sui piedi dei bambini della prima comunione il giovedì santo per ricordare il rito compiuto da Gesù nell’ultima cena. Cenere e acqua: per fare bucato. Cenere e acqua: per costruire una quaresima. Quello stesso miscuglio con il quale lavare la nostra anima: cenere in testa e acqua sui piedi! Un viaggio arduo, incantevole, austero che la liturgia ogni anno mette a nostra disposizione per tentare di diventare il santo che manca nella storia
    Per quella cenere sulla testa e quell’acqua sui piedi, non possiamo mai disperare della conversione anche di chi ci sembra tanto lontano. D’altronde, si conoscono i lineamenti di un uomo che alle “cinque del pomeriggio” (Mt 20,1-19), mentre tutti i datori di lavoro se ne vanno a casa, passa ancora per la piazza a chiamare… Alle “cinque del pomeriggio”, cioè quando nessuno scommetterebbe, quanto tutti la ritengono follia, quando uno passa per ridicolo… chiama la supermaritata Samaritana al pozzo di Giacobbe, chiama Matteo, pubblicano, dal banco delle tasse, chiama lo strozzino Zaccheo, la povera Maddalena dalla quale uscirono sette demoni, e all’ultimissima ora, persino il buon ladrone in croce: "Oggi sarai con me nel paradiso" (Lc 23,43). Per ognuno sceglie modi e tempi, anche per noi. Cenere, acqua, preghiera, digiuno, elemosina!
    Cenere e acqua: è questo il miscuglio benedetto che ci offre la Chiesa per tentare la scalata della santità, dalla cenere santa del mercoledì delle ceneri all’acqua del catino del giovedì santo.
    Buona quaresima nel Signore!