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October 30 Sorpresa: Vita Eterna!
Certo è che siamo molto affezionati a questa festa “dei morti”. Noi abbiamo dentro quasi una devozione per i nostri morti: guai chi ce li tocca. Quando si va in un cimitero troneggiano croci, sculture, madonne, fiori e ceri. Non so se un giorno ci sarà mai qualcuno che intraprenderà una causa per far togliere il crocifisso dalle lapidi! La situazione di oggi è che la morte, però, è spesso dimenticata. Sembra che sia un’esperienza che debba capitare soltanto agli altri. E già, perché una volta che capita a noi non possiamo certo tornare indietro. Si scherza troppo con la vita, perché la morte è sempre degli altri! Si corre come pazzi con le auto, perché tanto sono sempre gli altri a fare incidenti. Si beve come delle spugne e ci si sballa senza problemi, perché tanto i guai capitano soltanto agli altri. Si scherza con la propria salute, perché tanto stiamo bene. Siamo proprio in un'epoca strana: più sperimentiamo di essere fragili, più sappiamo che i pericoli della morte sono tanti e più ce ne freghiamo. Che vorresti dire: che bisogna vivere con la paura della morte addosso? No di certo: bisogna VIVERE. La morte appartiene alla vita ed ha senso in quanto c’è la vita. Se la vita non fosse da vivere... allora la morte non ci toccherebbe. Chi vive senza considerare che ci sarà anche la propria morte... non vive bene, si dà alle pazze gioie che però alla fine finiscono con la vita stessa. Gesù vuole orientarci ad un “al di là” concretamente bello, e ci parla della morte non in maniera paurosa, non come ce ne parlano alcuni falsi profeti dei nostri tempi, ma in modo pulito, bello, sereno e vero. Il Signore non gode per la morte di nessuno. Ha voluto la morte per noi uomini, perché non ci dimenticassimo di lui. Ci ha voluti fragili perché non dimentichiamo che alla fine solo Dio conta. Ed anche perché non ci scordiamo che la vita eterna è più lunga di questa terrena. Eppure già oggi alcuni si credono superiori a Dio, sfidando la morte, quasi che si possa avere più vite, come in un gioco alla playstation! Una vita da spendere bene fino alla morte, anzi fino alla vita eterna. Sì, perché in fondo questa è la morte: la risurrezione e la vita eterna. Lui ce lo ha fatto capire non soltanto con le parole ma con la sua stessa vita: morire e risorgere. Ma la vita, questa vita, mi è affidata e devo viverla bene, perché la morte non mi sorprenda. Vorrei essere con Gesù che, nella sconfitta di un’ingiusta morte sulla croce ha vinto tutti. E tu, vuoi vincere con Gesù?
October 23 L'educazione è cosa di cuore!
Non ci posso credere: Luca è andato ad occupare l’Università! Non ci posso credere che l’animatore-interlocutore di tanti editoriali, si è trasformato in un kamikaze scolastico! Eppure qualche informazione-considerazione si deve fare, altrimenti si guardano i TG che parlano della Gelmini, e si vedono cassonetti dati alle fiamme, scuole chiuse, cortei, occupazioni di università e dimostrazioni di polizia, dopo aver inquadrato la questione.
Si tratta del decreto legge n.° 137 del Ministro Gelmini. Perché non si è fatta una proposta di legge con l’iter di tutte le altre leggi? Come tutte le leggi in Italia, che andrebbe discussa alla Camera dei Deputati, poi alla Camera dei Senatori, poi ritornerebbe alla Camera dei Deputati, andrebbe firmata dal Presidente della Repubblica e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. In altri termini: una legge italiana è sottoposta al dibattito parlamentare, che è sigillo della democrazia. Ma qui capita una cosa un po’ strana: da una parte, quella dei fruitori, i ragazzi e genitori, e dei docenti, l’uso di forme di protesta; dall’altra, la parte del legislatore, l’uso di “mezzi speciali” quale è il decreto legge. È interessante notare che il decreto è adottato in caso di necessità ed urgenza. Infatti, come dice la Costituzione Italiana all’art. 77, i decreti legge, se non vengono convertiti in legge entro sessanta giorni, perdono la loro efficacia. Ma, leggendo il decreto legge n.° 137 del Ministro Gelmini, contestabile o no, mi accorgo che con Luca e con università non ha nulla a che fare. Chiamo Luca e mi faccio spiegare. La legge n.° 133, convertita in legge ad agosto sempre da un decreto legge, taglia i fondi all’università, la formazione, la ricerca e propone le “università private”. È molto bella la posizione del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in questo comunicato.
Tre considerazioni, a scanso di ogni fazione politica: ogni governo è legislatore, secondo la sua appartenenza politica, il giudizio personale di coloro che sono chiamati dalla maggioranza degli elettori a condurre le sorti della nazione. Non si possono evocare oggi leggi proposte sessant’anni fa! Sarebbe fuori dal tempo e dalla storia!
Una legge che tocca la scuola è un campo minato da sempre, per la destra e per la sinistra, perché tocca molte persone – persone, non numeri! Tocca l’educazione dei bambini-ragazzi-giovani, tocca i genitori, gli insegnanti, i precari, gli studenti universitari che si preparano al lavoro anche nella scuola, diventando a loro volta insegnanti, ricercatori, e poi… avanti… fino a diventare premi nobel, scongiurando la fuga dei cervelli… Ma questo sarebbe poco.
Poniamoci la domanda seria e urgente, che non va fatta in manifestazione contro un qualcosa ma di cui non si sa bene, che va fatta da esperti nel settore e non da politicanti di destra o di sinistra che esprimono un giudizio solo contro gli altri, che va posta nella sede adatta per eccellenza per discutere una legge ovvero il Parlamento italiano, prima di rivendicare i presunti diritti che ci sembrano cancellati solo per un comma o un articolo.
Quale educazione daremo ai nostri bambini, ragazzi, giovani? Quale futuro per la scuola? “L’educazione è cosa di cuore!” (Don Bosco). E la nostra?
Libro freddo x parole calde
A metà del Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio nella vita e missione della Chiesa, il card. Tarcisio Bertone, salesiano, ha preso la parola per riflettere su come i giovani possano scoprire la Bibbia. Dicono che è una combinazione. Io credo che nulla avviene a caso: giovani e Bibbia. Dice il Segretario di Stato Bertone, portavoce di B16: “Nel Libro Sacro debitamente incontrato, la fede giovanile trova un orientamento indispensabile (bussola), avendo per altro attenta cura che l'incontro con la Bibbia diventi un incontro con Cristo. Presa a sé stante, la Bibbia non riesce a suscitare agli occhi di un giovane, tanto più se nella prima adolescenza, una particolare attrazione ed affezione”. Si registra cioè una sostanziale indifferenza per una fede comunicata tramite la Sacra Scrittura, rispetto invece alla testimonianza di una persona credente, indifferenza che si accompagna ad un notevole tasso di ignoranza e soprattutto alla difficoltà di avvertirne il valore vitale”. Bisogna leggere due volte le parole del cardinale figlio di Don Bosco, perché anche i vescovi e cardinali hanno il loro linguaggio. Citando lo studio “La religiosità in Italia” (Mondadori, Milano 1995), il card. Bertone ha spiegato che tra quanti non hanno praticamente mai un contatto personale con la Bibbia (l'80% delle persone) il numero più elevato si riscontra nella fascia degli adolescenti, tra i 14 e i 19 anni. Solo il 13% ritiene che se “uno crede in Dio deve leggere e meditare la Bibbia o altri testi sacri”, mettendo tale lettura all'undicesimo posto su sedici item; il 7% poi realizza “il pregare leggendo, meditando la Bibbia o altri testi religiosi”. “Tuttavia, si nota in tanti di questi ragazzi una sorprendente disponibilità verso la Bibbia quando la sintonia si raggiunge non tanto, almeno all'inizio, per l'autorevolezza di una pagina biblica detta Parola di Dio, ma per degli adulti che li accostano come educatori pazienti e testimoni credibili del personaggio più grande che è la figura di Gesù, di persone insomma che quando dicono Parola di Dio, la mostrano nella loro vita”. “Se l'adulto, da educatore-amico, riesce a farsi aprire la porta del cuore del giovane, allora la Scrittura si propone come un dono che porta con sé tutte le qualità della Parola di Dio secondo la codificazione biblica, con una peculiare caratterizzazione a riguardo dell'anima giovanile”. “Così il giovane crescerà ed apprezzerà il protagonismo dei giovani nella Bibbia e in specie nei Vangeli; metterà Gesù nel suo 'diario dell'anima' (abbiamo tanti esempi nei diari dei giovani); apprezzerà anche tutte le immagini sportive presenti nella Bibbia con originali applicazioni alla vita virtuosa”, come quella che presenta in un libro Michel Quoist. Come rendere della Bibbia il nostro diario? Ancora una volta ci viene in aiuto il Servo di Dio Giovanni Paolo II, il grande amico dei giovani, suggerendo tre fasi di lettura. 1) Leggere in colloquio personale con il Signore. 2) Leggere accompagnati da maestri spirituale che hanno l'esperienza della fede, che sono già entrati nella dinamica della Sacra Scrittura. 3) Leggere nella grande compagnia della Chiesa, nella cui Liturgia questi avvenimenti diventano sempre di nuovo presenti, nella quale il Signore parla adesso con noi, così che man mano entriamo sempre più nella Sacra Scrittura, nella quale Dio parla realmente con noi, oggi. La Parola di Dio è quella che incontriamo anche nella Tradizione della Chiesa, nella preghiera personale, nell’annuncio e nella catechesi. Solo così le fredde Bibbie, un libro come altri, potrà diventare “Parola di Dio”.
October 10 Andare a messa allunga la vita
Una festa di matrimonio è simbolo di gioia, d’incontro e di relazione, e anche d’intimità. Mi fa pensare molto il Vangelo di questa domenica: c’è il rifiuto assurdo degli invitati a partecipare. Avete sentito: tutti hanno cose più importanti da fare! E, nonostante tutto, Dio non sospende la festa, il disegno di Dio non fallisce. Sono gli invitati che possono fallire. Il Vangelo, respinto da qualcuno, viene accolto inaspettatamente da altri cuori! E così la sala si riempie di “esclusi”! Accade anche oggi che i cristiani rifiutano Cristo, e i così detti lontani lo cercano. Due titoli di giornali: “L’allarme dei vescovi: poca gente va a Messa. In Italia la frequenza domenicale è attestata al 21%, con punte del 30%. Se poi si parla di chi fa la comunione o si confessa, gli indici crollano”. Eppure, si legge di una ricerca che afferma: “Andare a Messa allunga la vita, frequentare la chiesa riduce la mortalità del 50%, aumenta la serenità e il benessere fisico!”. Il secondo titolo di giornale parla di un attore americano: “Mickey Rourke: la fede cattolica mi ha salvato la vita”. Dopo un’esistenza fatta di eccessi, passata tra risse, boxe, alcool, droga, tanto da rovinare la sua carriera, l’attore racconta che l’avvicinarsi alla fede lo ha salvato dal caos e dal suicidio. Questo ci fa capire come non è sufficiente essere invitati ad entrare in chiesa. La fede deve avere un influsso sulla vita di ogni giorno. Non è possibile essere cristiani e non cambiare la propria condotta. La vita cristiana è esigente, ma è positiva, è liberatrice, è trasformante, è umana! L’ideale cristiano non è una morale opprimente, ma una beatitudine. Chi crede, non è uno schiavo, curvo sotto il peso di un codice, “quello sì… questo NO!”, ma una persona libera! L’esistenza cristiana non è una condanna, ma una festa! Allora: non affoghiamo nelle solite meschinità, nelle banalità. Non disperdiamo la vita nelle solite cose insignificanti… Sappiamo dov’è la festa, sappiamo dov’è la gioia. È quella che ci afferra quando celebriamo l’Eucaristia, e che ci costringe a portarla in un mondo sempre più senza festa e senza gioia.
October 01 Amico o compagno di spettegules?
Internauti e internaute, chi non ha mai ricevuto sul proprio indirizzo postale e-mail, una e-mail con il soggetto così: “XXX ti ha aggiunto ai suoi amici su Facebook. Per convalidare la richiesta di amicizia su Facebook, devi confermare di conoscere XXX”? Forse non l’avete ricevuto dal tanto in uso oggi Facebook, ma l’avete ricevuto da MSN spaces o da uno degli strumenti simili. La richiesta di amicizia sul web porta a qualche considerazione sull’amicizia. L’amicizia è un insieme di relazioni di due o più persone dello stesso o di differente sesso e, insieme all’amore, è uno degli stati fondanti della vita umana. Tutti noi sappiamo come e con chi essere amici. Siamo “amici” in oratorio: quelli più giovani imparino da quelli più vecchi com’è difficile essere amici in oratorio o in parrocchia! Siamo “amici” con compagni di lavoro, di scuola, di allenamento, insomma con persone con cui veniamo a rapportarci per “bisogno” e con cui entriamo in relazione anche stretta. Siamo “amici” della birra con i ragazzi con i quali usciamo, andiamo in disco, restiamo in giro un po’ nella notte, e - perché no? - forse facciamo cose che se le viene a sapere la mamma: botte da orbi! … Insomma il divertimento e anche i “disordini” sono il nostro modo di essere amici. “Hai finito la lista?” chiede Luca, il nostro simpatico animatore e spesso interlocutore. C’è una categoria di cui non ho detto, trasversale alle altre. È quella che un autore diceva: “Santi insieme… o niente!” In oratorio, nella parrocchia, con i compagni di lavoro, di scuola, e anche con gli amici della birra: dobbiamo essere cristiani credibili e testimoni, dobbiamo essere “santi” insieme al nostro amico/la nostra amica. Non un compagno di spettegules, ma di santità, di bontà, di preghiera, di fare qualche cosa per gli altri, una santità che si comunica. Pensate agli amici di Pier Giorgio Frassati: erano “edificati” da lui. Non c’è amicizia vera senza amore vero. “La misura dell’amore è amare senza misura” (S. Agostino).
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